La figuraccia del grillino: il neoassessore rinuncia

Parma Passo indietro con figuraccia. Un mese per non fare come gli altri e scegliere in base a «merito e competenze», poche ore per capire che la persona giusta non può essere chi ha alle spalle una sentenza di fallimento come Roberto Bruni, 53 anni, architetto, da Collecchio. Nominato assessore solo due giorni fa, con delega all’urbanistica, va verso dimissioni a dir poco anticipate, da formalizzare questa mattina. È risultato fallito con la sua società nel 2005, la Thauma sas, un’impresa edile la cui procedura di fallimento è stata chiusa lo scorso anno senza ulteriori sanzioni o interdizioni. Fedina penale pulita, come imposto dal diktat grillino, ma non esattamente un buon biglietto da visita. Parma aveva giurato di voltare pagina, e invece l’ultima faticosa nomina di un assessore della giunta Pizzarotti non è durata neanche tre giorni. Una svista enorme per il neo sindaco che, nel tentativo di formare in scomode rate una giunta a cinque stelle ha trascurato o ignorato dettagli da matita blu nei profili dei candidati.
Una settimana fa, alla prima seduta del consiglio comunale con la giunta incompleta (come legge pur permette), Pizzarotti aveva ribadito di aver bisogno di tempo per scegliere i migliori, bacchettando i critici. Basta manuale Cencelli. Qui si sfogliano solo le pagine dei curricula. Appunto. Mancavano tre assessori. Due li ha nominati 48 ore fa, la «cattedra» del Welfare è ancora vacante. Ora mentre ormai in città non si parla che della lentezza dell’azione di un «parlamentino» che non ha ancora firmato nemmeno una delibera, lo scivolone su Bruni potrebbe costare a Pizzarotti un nuovo giro di colloqui perché il neo assessore «fallito» ieri in serata ha annunciato il suo passo indietro. In mattinana invece ai cronisti Bruni aveva spiegato che sì, quel «j’accuse» diffuso dalla «base», e cioè via mail da diversi cittadini indignati, era vero ma era anche acqua passata. L’architetto aveva precisato che il sindaco e la sua famiglia sapevano. «Solo mia mamma non sa e ora dovrò aggiungere una brutta news alla buona nuova», spiegava l’architetto. Oggi potrebbe esserci una terza notizia, con la definitiva rinuncia all’incarico.
Ad una visura catastale la società di Bruni risulta «cancellata»: il neo assessore ha pagato i suoi debiti con i creditori mettendo a disposizione, come documentato dagli atti di chiusura del procedimento, beni immobili per un valore di circa 600mila euro. Resta però lo scivolone dopo tanti proclami di trasparenza. La montagna a cinque stelle ha partorito un topolino nemmeno troppo «dop». Per Pizzarotti questo è almeno il secondo lapsus sui curricula dopo quello su Tavolazzi, anch’esso condannato, poi risarcito, inviso e censurato da Grillo. Sbagliare è umano. Fallire pure. È non sempre è segno di disonestà. Ma sicuramente è un segnale. E il buon governo dovrebbe tenerne conto.