Alla Filarmonica

Milano Una burrasca di applausi. Così il pubblico della Filarmonica di Berlino ha celebrato la direzione di Riccardo Muti nei due concerti che il maestro ha tenuto nei giorni scorsi di fronte a una sala esaurita in ogni ordine e grado. E le standing ovation hanno avuto anche un grande significato simbolico perché Muti è tornato a dirigere l’orchestra che fu di Herbert von Karajan dopo 17 anni di assenza.
Il programma del concerto era lo stesso del Concerto per l’Europa che il maestro ha diretto il Primo maggio al Teatro San Carlo di Napoli alla presenza del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con altrettanto successo. Quindi i maestri del Berliner Philharmoniker hanno eseguito l’Ouverture da La Forza del Destino di Verdi e poi La canzone dei ricordi di Giuseppe Martucci per celebrarne il centenario della morte. Nella seconda parte, La sinfonia n.8 di Schubert, un’opera definita La grande perché è il capolavoro del compositore, già diretto e inciso da Muti tante volte in passato. L’esecuzione dei Berliner è stata «poderosa», come l’hanno definita i critici. E la sintonia tra i musicisti e il maestro è stata pressoché totale nonostante una separazione tanto lunga. Non per nulla, al termine della prima serata (il concerto è andato in scena il 2 maggio e poi replicato il 3) la standing ovation si è protratta per oltre sei minuti. A conquistare gli applausi è stato anche il soprano lituano Violeta Urmana, che ha entusiasmato soprattutto durante l’esecuzione del brano di Martucci. Insomma, un trionfo.
E anche la stampa tedesca ha celebrato i concerti come un vero appuntamento epocale. Il Berliner Morgenpost, il secondo quotidiano più letto della capitale tedesca ha addirittura commentato: «Dopo i primi cinque minuti grazie a Verdi e Muti la straordinarietà della serata era già evidente». E poi: «La risolutezza è da sempre la carta vincente del fare musica. Riccardo Muti, da poco tornato a Berlino, questa carta l’ha giocata con mano magistrale alla guida della Filarmonica». Il critico del Morgenpost, Klaus Geitel, ha proseguito: «C’è da augurarsi che il concerto sia solo l’annuncio della sua costante presenza a Berlino. Un direttore d’orchestra della sua autorevolezza e linearità, la sua forza di visione e direzione, la sua inarrestabile immediatezza mancano molto alla capitale tedesca». E in effetti la prospettiva del ritorno di Riccardo Muti con maggiore frequenza a Berlino è una costante delle analisi di tutti i critici musicali che hanno seguito questa straordinaria direzione. Prosegue ancora il Morgenpost: «Che egli avrebbe potuto interpretare al meglio il suo conterraneo Versi poteva esser chiaro sin dall’inizio. ma che Muti fosse in grado di immedesimarsi in maniera così travolgente anche con Schubert non era sicuramente prevedibile». Perciò, alla fine di entrambe le esecuzioni, il pubblico è esploso in ovazioni che non possono che essere beneauguranti.