Quel filibustiere (della scrittura) di Conrad

Andrea Caterini

«Lo scopo che mi sforzo di raggiungere, col solo potere della parola scritta, è di farvi udire, farvi sentire, e prima di tutto farvi vedere». Lo scrisse Joseph Conrad nella prefazione a Il negro del Narciso. Prefazione importante, perché si presentava come un manifesto della propria scrittura. Di Conrad, uno dei più significativi scrittori del Novecento, colui che ha determinato una frattura nella narrativa europea tra i due secoli col romanzo Lord Jim (pubblicato nel 1900), possiamo leggere ora (dal 14 luglio) l'ultimo libro che mandò alle stampe nel 1923, un anno prima di morire, e che non compariva nelle nostre librerie da anni: Il filibustiere.

Conrad scrive una storia d'avventura pur non facendo accadere nulla di particolare. Del resto allo scrittore-marinaio più che il mare interessa la nave. La nave come spazio-mondo; il luogo in cui l'umano e le sue contraddizioni si manifestano. Nel Filibustiere siamo però in terra ferma, sulle coste del Mediterraneo, nel sud della Francia, negli anni in cui Napoleone si è appena proclamato imperatore. Romanzo d'avventura e romanzo storico, dunque. Ma tutto questo, a ben vedere, è una cornice utile a far emergere uno dei temi chiave della narrativa di Conrad: la fedeltà a se stessi, che poi significa verificare quanto l'uomo sia capace di seguire il proprio destino, e se la sua cultura lo renda capace di non tradirlo. Jim, l'affidabile marinaio, si tradì, vedendosi come non avrebbe immaginato lui pure di essere. Peyrol, il pirata, colui che ha invece disertato la Nazione, è un personaggio altrettanto complesso, quasi speculare al suo predecessore. Conrad ci avvicina lentamente al suo carattere apparentemente imperturbabile. È un uomo che si rifugia, in vecchiaia, alla fine di ogni avventura, in una locanda una locanda che ha lo stesso valore simbolico di una nave , abitata da una donna e dalla sua giovane nipote, la quale ha assistito all'assassinio di entrambi i genitori. Peyrol, il filibustiere, il ladro, ci sorprende però con un atto di fedeltà a se stesso, facendosi carico di una missione suicida assegnata al soldato di cui la giovane è innamorata. Rinuncia alla sua vita, per donare alla ragazza una nuova possibilità dopo la tragedia.

Conrad, facendo appello ai nostri sensi («udire, sentire, vedere»), ha raccontato come ogni vita nasconda un'imponderabilità che solo l'arte è capace di portare alla luce.