Filippine, via al blitz per liberare l’ostaggio italiano

Il cerchio si stringe attorno ai tagliagole filippini che tengono in ostaggio Eugenio Vagni. La pressione militare sta aumentando con scontri a fuoco preludio di un possibile blitz. In realtà l’operazione è più articolata e complessa. I tentativi dell’ultimo minuto per far cedere i rapitori senza rischiare un bagno di sangue continuano in parallelo. Manila ha inviato rinforzi nell’isola di Jolo, compresi 300 commandos addestrati dagli americani.
Fra i mille e i duemila marine, poliziotti e paramilitari della zona sono stati mobilitati per l’assedio finale. L’area è quella di Talipao dove i ribelli islamici di Abu Sayyaf tengono in ostaggio il tecnico italiano di 62 anni, che lavora per la Croce rossa internazionale. «Abbiamo preso questa decisione per via delle condizioni di salute di Vagni. Lo scopo principale è salvarlo», ha sottolineato il governatore della provincia di Sulu, Abdusakur Tan. L’italiano era stato rapito il 15 gennaio assieme a uno svizzero e una filippina. Gli altri due ostaggi sono stati liberati, ma Vagni è rimasto nelle mani dei tagliagole. A causa dell’ipertensione e di un’insidiosa ernia la sua salute è peggiorata dopo quasi 98 giorni nella giungla.
Ieri mattina il tenente colonnello Edgar Arevaldo ha lanciato l’allarme. «Secondo le nostre informazioni, sta bene, ma non riesce più a camminare» ha spiegato il militare. Poi ha precisato che l'ostaggio «è vivo, ma sotto stretta sorveglianza». La Farnesina e l’ambasciatore italiano a Manila hanno sempre esercitato pressioni per evitare un blitz, anche se gli scontri a fuoco non sono mancati fra esercito e gli estremisti di Abu Sayyaf collegati ad al Qaida. «Abbiamo confermato ripetutamente alle autorità filippine di evitare qualsiasi tipo di iniziativa che possa mettere in pericolo la vita di Vagni» ha dichiarato ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini. Quanto alle condizioni di salute dell'ostaggio, riferisce il ministro, «ci hanno confermato che avrebbe difficoltà a camminare, ma - conclude Frattini - questa non è una motivazione che possa giustificare un blitz».
Il governatore Tan ha dato l’ordine per la linea dura, che comporta dei rischi ma non significa necessariamente un blitz sanguinoso. Dall’isola di Jolo sono giunte notizie di scontri a fuoco fra i marines e una cinquantina di guerriglieri. Battaglie di questo genere, con le pallottole che fischiavano vicino alle orecchie degli ostaggi, ci sono già state. La differenza è che Vagni le volte scorse poteva ancora marciare nella giungla ed i suoi rapitori riuscivano sempre a sganciarsi. Adesso con l’immobilità causata dall’ernia la faccenda è più delicata. Però lo stesso Tan ha ammesso che una delegazione di religiosi musulmani è stata fatta passare e ha raggiunto il campo di Abu Sayyaf dove si trova l’ostaggio italiano.
I filippini mostrano i muscoli, ma contemporaneamente lasciano spazio al negoziato dell’ultima ora. Alcuni carcerieri potrebbero cedere accettando qualche mazzetta di dollari per abbandonare il campo. Qualcosa di simile deve essere accaduto nella notte fra il 17 e il 18 aprile, quando è spuntato dalla giungla lo svizzero Andreas Notter. L’ostaggio vagava seguendo le stelle ed è stato intercettato dalla polizia. Per Vagni le prossime ore saranno quelle più lunghe, ma il sequestro sembra agli sgoccioli.
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