Filippine: scaduto l’ultimatum, l’esercito avanza

Nessun ostaggio è stato decapitato dopo la scadenza dell’ultimatum di ieri, ma i tagliagole di Abu Sayyaf nelle Filippine hanno confermato la minaccia. Il destino dell’italiano Eugenio Vagni, lo svizzero Andreas Notter e la filippina Mary-Jean Lacaba, rapiti il 15 gennaio, è appeso ad un filo. In queste ore uno dei tre potrebbe venir ucciso. L’esercito, invece che retrocedere, è tornato ad avanzare verso le postazioni dei guerriglieri islamici. Sull’isola di Jolo è stato imposto lo stato d’emergenza.
La tensione è alle stelle e si teme che nella notte i marines possano tentare un colpo di mano per liberare gli ostaggi della Croce rossa internazionale. L’ultimatum dei terroristi scadeva inizialmente ieri alle 14 (le 8 in Italia), poi è stato esteso per tre ore. Nur Anna Sahidulla, il vicegovernatore dell’arcipelago di Sulu, di cui fa parte l’isola di Jolo, era riuscita ad incontrare Doctor Abu, uno dei capi del gruppo Abu Sayyaf, che tiene in ostaggio il personale della Croce rossa, ottenendo più tempo. I deputati di Sulu, Yusop Jikiri e Muki Hataman di Mindanao, una roccaforte islamica, «hanno avviato dei contatti», faceva sapere l’ufficio della presidente delle Filippine Gloria Arroyo. Albader Parad, il capo dei sequestratori, continua a chiedere il ritiro delle truppe governative dalle città dell’isola. Forse si potrebbe accontentare di cinque centri della zona dove è asserragliato con almeno 120 uomini armati.
Il governo e i militari hanno risposto picche ordinando lo stato di emergenza. I marines sono avanzati fino ad Indanan, dove si trovano gli ostaggi, che i guerriglieri starebbero spostando verso la montagna. La battaglia sembra imminente. Ai sindaci delle municipalità della zona è stato ordinato di preparare dei ricoveri per i civili in fuga da possibili combattimenti. «Eugenio e gli altri ostaggi sono ancora vivi, spero nelle trattative», ha detto la moglie del tecnico italiano sequestrato. Ma al presidente della Croce rossa filippina lo stesso capo dei sequestratori ha confermato di voler decapitare un ostaggio. Il ministro degli Interni, Ronaldo Puno ha spiegato senza peli sulla lingua: «Se fanno del male a un rapito è come se decapitassero tutti e tre». Ovvero i marines scatenerebbero un attacco furibondo nel caso ad uno solo dei sequestrati venisse tagliata la testa. Ieri in Campidoglio il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha fatto esporre le fotografie dei rapiti. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha chiesto la loro liberazione. Intanto nella giungla delle Filippine meridionali è iniziato un pericoloso conto alla rovescia.