Filippine, la situazione precipita Ma la Arroyo rifiuta le dimissioni

In poche ore il governo ha perso otto ministri e il partito liberale. L’esercito ha dichiarato lo stato di allerta rosso

Marta Ottaviani

La situazione nelle Filippine precipita. Ieri la presidente Gloria Macabal Arroyo ha perso in poche ore due fra le componenti più fedeli al suo governo: otto ministri (fra cui il ministro delle Finanze Cesar Purisima) e il partito liberale, una delle formazioni politiche chiave della coalizione. Il gruppo dei ministri che si è dimesso ha esortato il capo di Stato a farsi da parte e a lasciare il posto al vicepresidente Noli de Castro, in conformità a quanto prescrive la Costituzione del Paese.
Un messaggio chiaro verso la Arroyo, accusata di aver corrotto un membro della commissione elettorale per assicurarsi la vittoria alle elezioni presidenziali del 2004. E altrettanto perentoria è stata la sua riposta: «Non mi dimetto». A nulla sono servite le gravi defezioni nella sua maggioranza e le manifestazioni contro di lei che ieri hanno letteralmente invaso il quartiere finanziario della capitale Manila.
«Continuerò a concentrarmi sulle attività commerciali della popolazione, che stanno facendo muovere la nostra economia e creando una migliore qualità di vita» ha detto la Arroyo. Per la settimana prossima è prevista la formazione di un nuovo Consiglio, che nelle parole del presidente «sarà formato da persone il cui impegno verso la nazione e i princìpi democratici sarà fuori da ogni dubbio».
Ma per il momento fuori da ogni dubbio c’è solo il fatto che la situazione è critica e che può solo peggiorare. Secondo il ministro delle Finanze dimissionario, Cesar Purisima, «più a lungo un presidente rimane in carica in un clima generale di sfiducia, più grandi sono i danni per l’economia». E critiche pesanti sono piovute anche dalla ex presidente delle Filippine, Corazon Aquino, che ha chiesto alla Arroyo di lasciare la carica «per rispetto della volontà generale, per il bene dell’unità nazionale e per permettere allo Stato di andare avanti». Nei giorni scorsi la Aquino e il Makati Business Club, un gruppo di imprenditori molto influenti, avevano chiesto alla presidente filippina di fare un passo indietro. Un gesto quanto mai significativo, se si pensa che fu proprio Corazon Aquino, l’anno scorso, una delle principali sostenitrici della candidatura dell’attuale presidente.
La situazione potrebbe precipitare ulteriormente nelle prossime ore. L’esiguo gruppo dei sostenitori della Arroyo, tra cui anche alcuni ministri, le si è stretto intorno, confermando la loro fiducia. Ma c’è un particolare che desta molta più inquietudine. A partire da mezzogiorno di ieri è scattato lo stato di allerta rosso per i militari delle Filippine. La notizia è stata diffusa da un comunicato dello Stato maggiore diffuso a tutte le unità delle forze armate del Paese.
Adesso il rischio è che la contestazione contro la Arroyo si trasformi in un bango di sangue per la popolazione.