Filippine, terroristi islamici sequestrano ingegnere italiano

TRATTATIVE Il ministro degli Esteri, Frattini: «Vogliamo evitare un blitz nella foresta»

Li aspettavano in moto, almeno otto, armati e con il volto coperto. Quando il mezzo con le insegne della Croce rossa internazionale ha lasciato la prigione dell’isola di Sulu, nelle Filippine meridionali, è scattato il rapimento. Alle 11.30 di ieri, (le 4 e mezzo del mattino in Italia) i sequestratori hanno bloccato le loro prede a poche centinaia di metri dal carcere di Patikul, a due passi dal palazzo del governatore. Deve essere rimasto a bocca aperta il « veterano » degli aiuti umanitari, l’ingegnere italiano Eugenio Vagni, che lavora come tecnico-logista per la Croce rossa internazionale. L’autista e altri due filippini che si trovavano a bordo sono stati fatti scendere e rapinati, ma poi lasciati sul posto. Qualcuno del commando è balzato alla guida del mezzo sequestrato portandosi via in ostaggio Vagni, 62 anni originario di Montevarchi, in provincia di Arezzo, oltre al trentottenne svizzero Andreas Notter e alla filippina Jean Lacab, 37 anni, della Croce rossa internazionale. La zona è considerata una roccaforte di Abu Sayyaf, un gruppo di banditi islamici legato ad Al Qaida, anche se per ora non è giunta alcuna rivendicazione.
La mini delegazione della Croce rossa era arrivata due giorni fa nell’isola di Sulu, nella parte musulmana dell’arcipelago filippino. Ieri Vagni e i suoi colleghi si erano recati in visita nel carcere provinciale, dove martedì scorso avevano preso il largo 13 prigionieri. L’italiano doveva controllare lo stato dell’impianto dell’acqua potabile. Conclusa la visita, la piccola delegazione stava dirigendosi verso l’aeroporto di Jolo, il capoluogo dell’isola, per rientrare a Zamboanga, capitale dell’isola di Mindanao.
Vagni lavora nelle Filippine dal febbraio scorso. La moglie thailandese con un bebè di un anno avrebbe dovuto partire ieri per l’Italia. Saputa la notizia è rimasta a Bangkok. L’italiano ha un altro figlio di 12 anni in patria avuto dalla prima consorte. A Montevarchi i fratelli Francesco e Romeo sono disperati. «Sappiamo solo che è stato sequestrato - ha spiegato al telefono la cognata dell’ostaggio, moglie di Romeo -. Sono momenti tristi, vorremmo viverli da soli». Claudio Ausilio, l’amico d’infanzia, descrive Vagni come «un uomo solare. Con Eugenio ci siamo sentiti a Natale. Era a Bangkok, felice, perché la giovane moglie thailandese e la piccola figlia di un anno lo avevano raggiunto».
Nel pomeriggio di ieri è stato ritrovata la vettura della Croce rossa con alcune borse degli ostaggi a sette chilometri dal luogo del rapimento. I sequestratori li avrebbero portati nelle loro basi immerse nella giungla. Il generale Eugene Clemen, comandante della terza brigada dei marines filippini a Patikul, punta il dito contro i banditi e terroristi legati ad Al Qaida. Il mandante del sequestro sarebbe Aldaber Parad, uno dei capi di Abu Sayyaf, che nell’isola conta su almeno 350 armati.
Il governatore dell’isola, Abdusakur Tan ha minacciato « di trattare i familiari dei responsabili alla stessa stregua dei banditi». Da Roma il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha ammesso che è «molto probabile» la matrice di Abu Sayyaf. «Vogliamo evitare il blitz nella foresta - ha aggunto Frattini - che metterebbe a repentaglio le vite degli ostaggi».
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