Filippo il bello di Sanremo «Non penso solo alla bici»

«Faccio tanti sacrifici, ma amo le auto, i vestiti e la buona tavola». E molti lo accusano di comportarsi come una star del pallone

Pier Augusto Stagi

Ha il fisico da fotomodello, il volto sbarazzino e felice dei ragazzi della sua età. A soli 24 anni Filippo Pozzato, l'ultimo vincitore della Sanremo, è già un protagonista del ciclismo mondiale. È uno di quei ragazzi che non lascia indifferenti: sono in moltissimi a volergli bene, ma sono in tanti anche quelli che lo vedono come il fumo negli occhi. Questione di invidia, mica di altro. Gli rimproverano il carattere esuberante, poco convenzionale. Non vedono di buon occhio i suoi modi da idolo calcistico. «Mi piacciono i vestiti belli, le macchine veloci (ha una Ferrari), mi piace mangiare bene e ascoltare buona musica. Diciamo che mi piace il bello, e non capisco cosa ci sia di male. Ma faccio anche tanti sacrifici».
È sempre stato considerato un pezzo pregiato del ciclismo del futuro. Un Damiano Cunego, per interderci. E guarda caso, con Cunego, ha ingaggiato fin da ragazzino sfide a non finire: se non vinceva uno, vinceva l'altro. Filippo Pozzato è uno dei volti nuovi e più attesi del ciclismo italiano. Sarebbe stato un talento in qualsiasi sport: non a caso è stato il più giovane convocato in nazionale dell’hockey a rotelle; non a caso è stato l’unico corridore a passare direttamente da juniores a professionista; non a caso a 24 anni il talento vicentino, può dire di aver vinto già corse di un certo peso: due Laigueglia, un Giro del Lazio, una Classica di Amburgo, una tappa al Tour e la Sanremo sabato scorso.
Squinzi, il signor Mapei, lo prese alla sua corte ancora in fasce, l’ha fatto maturare con cura, senza pressioni. È considerato un fenomeno, un ragazzo dotato di classe purissima, strappa contratti milionari come da Del Piero, a cui è accomunato dal procuratore, Claudio Pasqualin. «Ho provato le stesse emozioni di quando Alex segnò nella finale di Coppa Intercontinentale», dice Pasqualin che sabato scorso, su via Roma, piangeva come un bambino. Pozzato vince meno di quanto potrebbe: gli rimproverano. Ma ci si dimentica che ha solo 24 anni. Sabato ha lavorato per la squadra, ha faticato per Bettini e Boonen, li ha protetti andando ad inseguire il fuggitivo Ballan e costringendo gli avversari della Milram a consumarsi per riportare sotto Alessandro Petacchi.
Pozzato ha giocato prima da stopper e poi da centravanti: «Quando ho capito che era arrivato il momento sono partito. Con la mia azione, con la mia intuizione, ho dimostrato, come Bettini nel 2003, che la Sanremo non è solo per velocisti. Ho colto il momento, e sono andato in gol».