Filippo Dini, un «Don Giovanni» che strappa gli applausi

In uno scenario senza tempo in cui il fondale raffigura nuvole sparse in un cielo grigio viene rappresentata la storia di chi della scelta di vivere nel modo più libero ha creato la propria condanna, Don Giovanni. Uno scenario che non vuole avere collocazione storica, così come non la hanno i costumi degli attori, e che lascia al pubblico l'immaginazione di pensare che tutta la vicenda si svolga dove e quando meglio crede. Del resto che importanza ha il tempo nell'attualissima commedia di Molière, dove il protagonista si pone in continuo conflitto con la morale e con Dio? Nessuna, ed è proprio qui che sta l'attualità del testo, senz'altro il più shakespiriano di Molière, in cui dentro ad una voragine di azioni quasi caotiche spiccano personaggi ben definiti che parlano per massime proverbiali e declamano la loro verità in faccia al pubblico senza falsi pudori.
In primis Don Giovanni a cui il regista Antonio Zavatteri ha dato dei connotati ben precisi impegnando nella parte Filippo Dini, che ne sostiene degnamente il ruolo regalando al pubblico un ottimo monologo nel secondo atto quando manca poco non strappi l'applauso a scena aperta nell'inno all'ipocrisia. Assolutamente non meno bravo Alberto Giusta nel suo Sganarello, personaggio che non è certo la spalla di Don Giovanni, bensì il suo alter ego, diciamo la parte migliore di lui, quell'angelo custode che Don Giovanni avrebbe fatto meglio ad ascoltare per non finire nelle viscere dell'inferno. Questo fintamente impacciato e dinoccolato servitore interpretato da Giusta, fa veramente divertire, offrendo un personaggio colorito e colorato fino all'ultima battuta. Bravi anche Massimo Brizi, Alessia Giuliani, Alex Sassatelli e Mariella Speranza, gli altri attori della Compagnia Gank che con questa nuova produzione ha aperto brillantemente la stagione dello Stabile al Duse. Più snello e veloce il primo atto, più lento e meno avvincente il secondo in cui non è convincente la scelta della maschera bianca del Commendatore. Certo trovare una soluzione concreta e attuale al personaggio della statua non è facile, ma se si pensa che altro non è che la coscienza di Don Giovanni, forse sarebbe bastato uno specchio.