Fill si aggrappa alla discesa: «Mondiale rebus»

nostro inviato ad Åre

Oggi i Mondiali di Åre vivranno il loro momento più alto con la disputa della discesa uomini: 2.922 metri con il cuore in gola, un minuto e 45 secondi che ieri in prova sono stati corsi in pieno, gelido e splendente sole. Un cielo da cartolina che oggi potrebbe essere sciupato dal passaggio di una perturbazione che potrebbe alterare i valori tecnici. Non ci vuole proprio una gara-lotteria per via del maltempo, ci sono già tanti problemi nell’interpretare una neve asciutta e fredda come non mai. A una media di -24° l’umidità diventa un’ipotesi impossibile e non serve ricordare le tappe della coppa del mondo qui nella località svedese che però, spesso, è una delle tradizionale sedi di gran finale, gare oltre metà marzo quando la colonna del mercurio sale ben oltre lo zero.
Questa vigilia ricorda quella di Vail 1989 quando in extremis la temperatura precipitò al punto da sconvolgere i valori e a vincere furono gli sci calzati dal tedesco Tauscher, il più improbabile campione di discesa di sempre. Con una neve disidratata, a loro in pratica ignota, gli skimen non seppero più cosa fare. Ci siamo quasi. Una sola certezza: gli sci che si sono dimostrati più indicati sono quelli di Staudacher, primo in superG, di Buechel (Liechtenstein), il più veloce nella prova di ieri, di Bode Miller, primo nella libera valevole per la combinata, e dello svizzero Cuche, quarto per un centesimo in superG e quarto ieri in prova dietro anche i nonni terribili dell’Austria, Strobl (argento martedì) e Maier.
Quest’inverno in coppa del mondo sette discese e cinque vincitori diversi, in ordine di tempo Buechel, gli americani Miller e Nyman, doppietta di Walchhofer (Aut) a Bormio, ancora Miller e infine Dalcin (Fra). Un unico italiano, Peter Fill, sul podio, due volte terzo e una secondo, un Fill scarico qui in Svezia. Ha sbagliato il superG, ha sbagliato la combinata e ieri ha ammesso di non capirci molto: «Faccio fatica, non sento le giuste sensazioni per un impegno così importante e, soprattutto, non capisco cosa dovrei fare. Ho sciato sempre in maniera troppo aggressiva per chiudere le curve senza perdere velocità, ma vai a capirci qualcosa. Probabilmente dovrei cambiare la mia testa: non sente il mondiale. Forse ha ragione Staudacher: per l’incidente si è allenato pochissimo, non sente pressioni, ha vinto il superG e alla vigilia della libera ha riposato».
Staudi gli ha fatto eco sorridente: «Ho chiesto io di rilassarmi. Sono contento degli sci e di quello che sento su questa neve e anche se hanno cambiato qualche passaggio, ho seguito gli altri in tivù. Ho in mente una mia linea e la seguirò: sono convinto che farò una bella gara».
Quanto agli altri due azzurri, Innerhofer, anni 22, deve fare esperienza, mentre Sulzenbacher, anni 30, ha promesso che in caso di oro scenderà nudo come l’austriaco Schoenfelder a Wengen «a patto di essere accompagnato da un giornalista». Il sottoscritto, chissà poi perché. Per ridere di più?