Il film che non c’è

Il mercante di pietre, il film di Renzo Martinelli sul terrorismo islamico, ufficialmente non è piaciuto a nessuno: non al pubblico, non alla critica, non a Gianfranco Fini, soprattutto non alle associazioni islamiche. Questa convergenza negativa rende difficile comprendere sino a che punto sia normale che il film, dettaglio, sia sparito dalle sale. Certo, Martinelli rimane interdetto dalla critica italiana sin dai tempi di Porzûs, film di partigiani bianchi uccisi da partigiani rossi. Certo, se la gente non va a vedere un film è normale che dopo un po' lo tolgano. Però qualche dubbio rimane. Non era ancora uscito, il film, e già l'Ucoii l'aveva bollato come nazista e ne aveva chiesto il ritiro. Il film poi è uscito il 15 settembre, giorno precedente alla morte di Oriana Fallaci, e la sua tremenda attualità non ha tuttavia fruttato al regista, con una sola eccezione, alcun invito a trasmissioni televisive. Stessa cosa un paio di giorni dopo, nel bel mezzo della polemica sulle frasi del Papa a Ratisbona: perfetto silenzio mediatico. Martinelli sostiene che molti cinema l'hanno boicottato perché temevano attentati islamici, e può darsi che esageri. Resta che un film di prima visione, promosso con ben 200 copie da Medusa, si è dileguato in un niente. Gianfranco Fini ne parlava che era venerdì scorso. Ma in tutta la Lombardia, ieri, il film era programmato solo in un cinema cattolico di Gorgonzola.