Un film che riproduce la città vista dall’alto

Cari lettori, prende il via da oggi una nuova ed inedita rubrica settimanale: abbiamo pensato di proporvi nel contempo una prospettiva curiosa della nostra città, una sorta di retrospettiva cinematografica e soprattutto un viaggio nella memoria e nei ricordi. Com’è Genova sul grande schermo? Quale «Superba» viene mostrata? E quanto è cambiata? «Ciak, si... Genova! - film “genovesi” da (ri)scoprire a casa» ci guiderà in un viaggio a ritroso nel tempo, presentando agili schede sulle pellicole girate a Genova: illustrerà trama, curiosità, zone coinvolte nelle riprese e indicazioni utili per trovare i film. Buona «visione».

PADRE E FIGLIO (Ita, Fra, Bel. 1994) di Pasquale Pozzessere - 95" con Michele Placido, Stefano Dionisi, Claudia Gerini.
Per chi ama Genova per immagini «Padre e figlio» è quanto di meglio si sia visto ad oggi. Il pugliese Pozzessere («La porta delle sette stelle», «Testimone a rischio») firma un film avvinghiato al territorio ma anche aperto verso l'ignoto e le fughe in avanti; la musica «nera» che spesso lo pervade («Diabaram» di Y. N'Dour su tutte) fa da ponte verso il futuro. La Lanterna e l'Italsider che appaiono all'inizio ed alla fine del film segnano confini e destini, reclamano per la città il ruolo di vera protagonista. Nel mezzo Via Cornigliano e la scuola «Ferrero», la sopraelevata, la funicolare S. Anna, Piazza della Vittoria, l'Ansaldo, Il Biscione, l'Acquario, spianata Castelletto, la Stazione Marittima, il «Senhor do Bonfim» a Nervi, il Matitone, il carcere di Marassi. Con panoramiche, spesso notturne, di una Genova - del passato prossimo - «senza vicoli», vista non casualmente dall'alto e spesso a misura di moto. Corrado (M. Placido), cinquantenne del sud, ex sindacalista «arrabbiato» (soprav)vive facendo il guardiano notturno in Porto e abita con moglie e figlia a Cornigliano, in una Piazza Metastasio accerchiata senza speranza da altoforno, ferrovia ed automobili. Il ritorno dal servizio di leva dell'altro figlio Gabriele (S. Dionisi) distrugge la serenità della famiglia: se per il padre la fabbrica è comunque «centrale», per il figlio irrequieto e sbandato è «lavoro di merda». Tra le curiosità: la presenza di una band genovese, «Mad Kriminal Institute» e di Mauro Pirovano («Un medico in famiglia») in veste di meccanico, nonché l'incontro nel soprapasso («Bruco») di Brignole ed il tentato amplesso alla piscina Crocera tra Gabriele e Chiara (una C. Gerini acerba ma intrigante). E la consueta «caccia» ai luoghi: la sala giochi è in Via Avio, l'orologiaio è in Via S. Lorenzo, la discoteca è a... Riccione. È bello, «Padre e figlio». L'altoforno che appare inevitabilmente da tutte le finestre della loro casa pare una sorta di metafora della Genova di ieri.
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