Il film della Comencini dirottato a Roma

Contrordine compagni. A casa nostra, di Francesca Comencini, con Valeria Golino e Luca Zingaretti, non va più a Venezia e prende la via della veltroniana Festa del cinema. La decisione è stata presa domenica dal direttore Marco Müller, seppure a malincuore. Risulta infatti che avesse molto apprezzato il film della Comencini, una ruvida e coinvolgente storia di corruzione nella Milano dei nostri giorni, condita in una chiave poliziesca, al punto da inserirla nel trio italiano in concorso, accanto a La stella che non c’è di Amelio e Il nuovo mondo (The Golden Door) di Crialese. Però i tre i film sono targati Raicinema, la qual cosa rischiava di ingenerare qualche disappunto nell’ambiente, con relative polemiche. Così, diplomaticamente, il direttore ha preferito privarsi del film, con tante scuse, benché avesse promesso: «Valuteremo solo la qualità, senza guardare a chi produce e distribuisce». A questo punto che succederà? Tra stasera e domani la commissione deve mettere a punto il menù definitivo, prima della conferenza stampa di giovedì. Le ipotesi in campo sono tre. 1) Che, con strappo alla regola, l’Italia sia presente solo con due titoli in gara, ma pare poco probabile. 2) Che venga promosso in gara Lettere dal Sahara del venerabile maestro Vittorio De Seta, una sorta di docu-drama in digitale che narra l’amara disavventura di Assan, un senegalese sbarcato clandestinamente in Italia (del resto, sono mesi che Sally Berger, curatrice del Moma, va assicurando che il film è in concorso a Venezia). 3) Che dal cilindro venga fuori un outsider inatteso, un giovane esordiente, nel qual caso il più accreditato è Alessandro Angelini, con il suo L’aria salata, protagonisti Giorgio Pasotti e Michaela Cescon. Certa, tra gli eventi fuori concorso, la presenza di Baciami piccina di Roberto Cimpanelli, una commedia ambientata nei giorni attorno all’8 settembre 1943.