Un film dell’orrore già visto

Il grande centro, di grazia, dove sta? In questo momento è in provetta, è un embrione la cui sopravvivenza è affidata alla manipolazione politica. Che la creaturina esista, sia pure allo stato larvale di progetto, lo si sente dire da tempo. Voci portate da brezze romane riferiscono con insistenza, sin dai tempi della prima «verifica» sofferta dal centrodestra, che il grande centro sia voluto ad ogni costo da democristiani irriducibili, frustrati nel loro desiderio di progenie politica, vogliosi più che mai di perpetuarsi della continuità di un potere che, se non s’identifica con l’eternità, tuttavia molto le assomiglia. Un soggetto politico, questo centro, immaginato di straordinaria resistenza e adattabilità, forse perché suscettibile sia d’inseminazione omologa che eterologa. Ebbene, fino a qualche giorno fa, nonostante l’insistenza delle mormorazioni, chi si fosse azzardato a parlare del grande centro sarebbe stato ufficialmente smentito dai (post)democristiani, si sarebbe sentito rispondere che quel disegno altro non è che una leggenda di Palazzo, ma ieri Bruno Tabacci dell’Udc, con un’intervista a La Stampa, ha fatto sapere che il nuovo soggetto politico non è una chimera. Tabacci medesimo – revenant di lungo corso, figlio della Prima Repubblica sul quale l’azione traghettatrice del centrodestra ha impedito che si posasse la polvere dell’oblio – ha annunciato che se Berlusconi rinuncia (alla leadership della Casa delle libertà) nascerà il partito di Casini e Rutelli. Un partito coi fiocchi, nel quale potrebbero stare tutti insieme appassionatamente, con l’immarcescibile Tabacci, Follini, Pisanu e Scajola, La Malfa e Urso, e ancora tutti quelli che sarebbero rimasti delusi dal bipolarismo.
Tabacci ha squadernato il gran segreto dopo aver avuto un cordiale incontro con Francesco Rutelli. Il leader della Margherita si è premurato di rispondere che non condivide il disegno d’inseminazione artificiale centrista. Probabilmente non avremo mai su questa materia delicata verità ufficiali, così come non sapremo quale ruolo abbia in tutto questo travaglio pre-parto Pierferdinando Casini, candidato – pare - a tutte le successioni possibili.
Ma Berlusconi passerà la mano? Tabacci non cita fatti concludenti, si limita a dire che a parer suo il Cavaliere dovrebbe fare il famoso passo indietro e non si capisce se quest’affermazione sia più un’analisi o un desiderio.
È certo, ad ogni modo, che il grande centro è un déjà-vu e non dei più gradevoli. Presuppone una democrazia monca, amputata della destra; qualche destrorso potrebbe politicamente sopravvivere soltanto cambiando scuderia. Il grande centro dovrebbe essere alternativo alla sinistra, ma quest’affermazione non è tanto chiara, perché i Tabacci e i democristiani irredimibili hanno in odio il bipolarismo. Allora, il grande centro dovrebbe di volta in volta accordarsi con la sinistra? Ma questo film dell’orrore non l’abbiamo già visto?
A giudicare da come ne parla Tabacci, il nuovo soggetto sarebbe il partito unico ed eterno del trasformismo italiano.
Difficile dire se e come i manipolatori e i congiurati, che operano nel centrodestra e nel centrosinistra, proveranno a far crescere il clone della Dc. È probabile, però, che come certi notabili della Balena bianca, abbiano commesso l’errore di sottovalutare gli elettori. Di considerarli materia inerte, pronta a farsi plasmare dai prigionieri del passato.