Il film divide gli adolescenti: «Una fiaba». «No, troppo sesso»

Due ragazze commentano la proiezione «Il protagonista Step è il sogno di tutte noi» «Ma tutto sembra costruito a tavolino»

da Roma

Sara Mastracchio, 17 anni, liceo linguistico, ha gli occhi lucidi, la guancia rigata da una lacrima: sospira, palpita vedendo il film, spiega che Step «è il sogno di tutte le ragazze, uno bello e impossibile pronto a redimersi, a farsi tuo». Irene Genovali, 14 anni, liceo classico, non piange mai, certo ha letto il secondo libro di Moccia, custodisce pure una foto di Scamarcio con dedica, ma il film non la prende più di tanto, a Step preferisce il Luca Molinari di Notte prima degli esami, «più rassicurante, meno tenebroso».
Neanche tre anni di differenza tra le due adolescenti, e però - davanti a Ho voglia di te - è come se quello scarto d'età fotografasse due mondi amorosi diversi. Sara si strugge, ha il fisico di una giovane donna, non si ritrae di fronte alle scene di sesso tra Step e Gin, anzi sembra «viverle» sulla propria pelle, forse riconoscendosi un po’. Lei il terzo lampione di Ponte Milvio, quello dove fino a pochi giorni fa luccicava in un groviglio inestricabile «la catena dell'amore», lo conosce bene: uno di quei lucchetti, poi rubati da un romeno per venderli a cinque centesimi al chilo, porta le sue iniziali. Irene, invece, è più acerba, gli occhi ben truccati e i jeans a vita bassa di marca rivelano una gran voglia di piacere e piacersi, però la sua stanza dei sentimenti è ancora dipinta di rosa. Di Ho voglia di te non ha apprezzato una certa ruvidezza, «troppo esplicito nelle scene erotiche» dice, soprattutto detesta Moccia «per aver messo Babi (la prima ragazza di Step, ndr) sotto una cattiva luce, rovinando così una bella storia d'amore».
Chiaro che Sara si identifica con Gin, nuova fiamma del mitico Step, tosta, creativa e indipendente, artefice del proprio destino, sessualmente disinibita. Mentre Irene rimpiange la Babi del primo capitolo, dolce, trasognata, di buona famiglia. Il fatto che alla fine si sposi con un altro non le va giù, anche se riconosce il cambiamento di Step. Era un «teppista esagerato e manesco, un macho tutto giubbotto di pelle e sguardo assassino», ora lo scopriamo più riflessivo e scorticato, al capezzale della madre morente. Getta pure l'amatissima moto nel Tevere, a chiudere una rombante stagione di vita.
Su una cosa, invece, Sara e Irene paiono d'accordo: nel commiserare i coetanei maschi. «Così infantili, superficiali, distratti, persi dietro le loro diavolerie elettroniche, incapaci di un gesto davvero carino, di un pensiero premuroso», sbuffano quasi all'unisono. Per questo l'una adora Step e l'altra Luca Molinari, ovvero Riccardo Scamarcio e Nicolas Vaporidis. Sia pure opposti nello spirito e nell'approccio, i due beniamini delle liceali italiane rivelano un'attenzione alle forme del discorso amoroso che la vita vera spesso non restituisce. Non a caso entrambe le fanciulle aspirano a fidanzati più grandi e consapevoli, ma con una differenza che forse non è solo caratteriale. Sara si immerge fino al collo nella love-story tra Step e Gin, quasi desiderando carnalmente di sperimentare una passione simile; Irene la osserva con maggiore distacco, parlandone come di «una fiaba», di qualcosa «di finto», di «un seguito obbligato, pensato a tavolino, a fini commerciali», e chissà se l'apparente maturità dello sguardo non riveli invece un gran bisogno di stabilità, un'intima delusione.
Però quando Step e Gin passano in moto sotto il ponte, dove qualcuno ha scritto a carattere cubitali «Io e te tre metri sopra il cielo», le due spettatrici ritrovano nel buio una sorta di linguaggio comune, fatto di sms in slang, pagine di diario fitte di versi, fotografie e pensieri, di dolori inespressi. Perché, come sussurra una terza ragazzina con l'apparecchio ai denti, «si soffre in amore: tanto».