Il film «Gomorra»? Non mi è piaciuto (ma ne vado fiero)

Caro direttore,
ora si dà enfasi al giudizio di Cannavaro che sarà felice se il film Gomorra tratto dal libro di Saviano dovesse vincere un premio internazionale, ma si domanda se sia giusto continuare a rappresentare il nostro Paese in questa maniera all'estero. Se sei italiano - afferma il calciatore napoletano - all'estero dicono ancora che sei mafioso e camorrista.
Dopo l'annuncio dell'arresto di alcuni attori che nel film Gomorra rappresentavano gli stessi personaggi di boss e malandrini che impersonavano nella vita reale, ripropongo il tema. Io critico la realizzazione del film di Garrone. Mi vien da piangere se vedo quella criminalità pubblicizzata all'estero in una rassegna internazionale che dovrebbe essere una teca espositiva dell'arte, del sentimento, insomma della bellezza italica. E pongo una domanda: se Gomorra dovesse vincere un premio, dovrei sentirmi orgoglioso per la vittoria di una produzione italiana o nascondermi per la vergogna del contenuto esportato?
I fatti di qualche mese fa hanno rappresentato, purtroppo, quasi una materializzazione di quella sensazione di disagio che si percepì dopo la presentazione del film. Alcuni ragazzini si vantavano che... «essere stati sparati» è stato un punto d'orgoglio.
Il pericolo più grave di film come Gomorra sta nel fatto che, quelle stesse esasperazioni rappresentate, che hanno forte valore documentale e di denuncia se descritte in un libro, assumono un altro significato se espresse filmicamente, esasperate dagli effetti speciali.
Eppure si continua a leggere di commentatori, magistrati, politici, critici, psicoanalisti della società ed ovviamente di giornalisti altolocati che, come quando parlano di concetti universali, quali Pace e Cultura, si sentono invasati e partono per la tangente senza ascoltare l'interlocutore. Qui stiamo parlando della realizzazione, della metodologia usata per rappresentare quei fatti e non della sacrosanta denuncia fatta da Saviano nel libro! Perdonatemi, ma confermo: questo film non ha proprio niente a che fare col neo-realismo... dove vincono i sentimenti tragici, ma umani. Lasciamo Rosi e De Sica in pace dove stanno...
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L’ho già detto, quindi scusate se mi ripeto: tanto ho trovato bello il libro di Saviano, tanto ho trovato insopportabile il film. Non mi è proprio piaciuto. Ma nonostante questo difendo il diritto di portare sul grande schermo le storie di camorra, come quelle di mafia o di terrorismo. E di che dovremmo parlare altrimenti? Dei prati fioriti? Della Vispa Teresa? Della libellula cinciallegra? Suvvia, Pepe: il cinema non è mica un catalogo del ministero del turismo. Non è il depliant dell’associazione albergatori. Non deve presentare solo immagini di hostess sorridenti e bambini che sguazzano in acqua. Mi perdoni, ma confermo: se un bel film sulla camorra ha successo all’estero, io come italiano, altre che vergognarmene, ne vado fiero. Primo perché dimostro che non ho paura di raccontare tutto del mio Paese. Secondo, ed è più importante, perché dimostro che avremo pure la camorra, ma sappiamo fare dei bei film. Da sempre, infatti, abbiamo mille guai, ma anche grandi scrittori e grandi registi: preferisco così, che avere strade linde e perfette, e una cultura che non va più in là dell’orologio a cucù.