In film il ruggito di un popolo offeso

L'Italia di Craxi ebbe - col dirottamento dell'Achille Lauro e il braccio di ferro a Sigonella - la crisi più acuta con gli Stati Uniti, dopo le rivalità per l'Eni di Mattei e prima dell'omicidio di Calipari. Sempre per cause petrolifere (più altre), la Turchia, Paese fondatore della Nato come l'Italia, ha con gli Stati Uniti un attrito nel Kurdistan iracheno, condensato ne La valle dei lupi di Serdar Akar.
La valle dei lupi è un film di spionaggio in stile pre-007. Gli agenti turchi che entrano in Kurdistan non sono superuomini, ma patrioti decisi a combattere integralisti islamici, che evocano Bin Laden, e integralisti cristiani, che evocano Bush. Il film ha circolato in mezza Europa, ma non in Italia, sebbene lo interpretino Billy Zane (Titanic) e Gary Busey (Un mercoledì da leoni); ma protagonista è Necati Sasmaz, nel ruolo di un agente dell'antidroga. Egli riceve l'ultima lettera di un amico, un ufficiale dell'esercito suicida per l'umiliazione subita da parte degli americani, e decide di restituire la «cortesia»...
L'occasione per vedere il film è il convegno su «Turchia e prospettive di un mondo multipolare», promosso dalla rivista Eurasia e condotto dai suoi redattori, Aldo Braccio ed Ernest Sultanov. Infatti La valle dei lupi s'ispira a un evento reale: il sequestro, il 4 luglio 2003, di undici militari turchi a opera di un reparto americano. Ammanettati, incappucciati e interrogati, i militari, sospettati di organizzare un attentato contro il governatore curdo di Erbil, furono poi rilasciati.
Da allora i rapporti fra Turchia e Stati Uniti non sono migliorati, sebbene l'unica «vendetta» nota dei turchi sia stata La valle dei lupi. Non è il ruggito di un topo: lo straordinario successo del film, in Turchia e nei Paesi (Germania, Francia, Belgio) dove è forte la presenza turca, dice quanto la dignità nazionale ne sia stata ferita. Nazionale, non religiosa, perché il film esprime l'identità laica della Turchia, quella dell'esercito custode dello Stato.
La Sfida nel Kurdistan evocata da Jean-Jacques Langendorf nel suo celebre racconto (Adelphi) ha dunque cambiato protagonisti: gli americani hanno sostituito i tedeschi nello sfruttare l'ambizione curda di darsi uno Stato. Che nessuno degli Stati confinanti vuole, meno che mai la Turchia, ostile a una secessione curda dall'Irak, che infiammerebbe i curdi di Turchia, oltre che di Siria e Iran. Non sembri un pericolo remoto per l'Italia: la prospettiva di uno Stato curdo è infatti connessa a quella di un Kosovo indipendente, satellite dell'Albania, che provocherebbe, oltre alla reazione serba, l'incendio della Macedonia, dove tanti sono gli albanofoni.
Il nostro cinema tornerà ad affrontare attriti internazionali, come ha fatto In ascolto di Giacomo Martelli, sullo spionaggio elettronico di Echelon? A cominciare dall'omicidio di Calipari, ci sono temi per ricostruzioni - serie e cinematografiche, non goffe e televisive - che al piagnisteo oppongano la dignità.
La valle dei lupi
domani ore 15.30
proiezione gratuita al Centro San Fedele (piazza San Fedele 4, métro Duomo tel. 02/86.35.22.31)