Film sui brogli, Deaglio finisce sotto processo

Secondo la Procura è tecnicamente impossibile attuare quei trucchi

da Roma

«Notizie false, esagerate e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico». Sono quelle diffuse dal direttore del settimanale Diario, Enrico Deaglio e da Beppe Cremagnani, nel film-documentario «Uccidete la democrazia», sui presunti brogli da parte della Cdl per modificare il risultato elettorale del 2006.
I due autori del film saranno processati dal tribunale monocratico di Roma. La citazione diretta a giudizio è stata firmata dai sostituti procuratori di Roma Salvatore Vitello e Maria Francesca Loy, che hanno chiuso l'indagine e depositato gli atti nelle scorse settimane contestando ai due autori il reato previsto dall’articolo 656 del codice penale. Da accusatori Deaglio e Cremagnani sono diventati accusati.
Tutto falso, per i due magistrati, quello che affermano nel film-documentario. A incominciare dalla scritta che si legge sul retro del Dvd, secondo cui le elezioni 2006 «non sono state regolari. Se lo fossero state il centrosinistra avrebbe vinto con ampio margine». La tesi fondamentale sostenuta da Deaglio e Cremagnani è che, attraverso un software installato all’interno del sistema informatico del Viminale, siano state «trasformate» le schede bianche in preferenze a favore di Forza Italia.
Realtà o fantapolitica? Alla domanda i magistrati hanno dato una risposta chiara: non hanno dubbi sulla non veridicità delle notizie diffuse nel documentario. I due pm hanno, infatti, già sollecitato al giudice per l’indagine preliminare l'archiviazione del fascicolo parallelo sulle presunte irregolarità delle ultime elezioni politiche. Ritengono che il meccanismo di procedura elettorale non sia manipolabile perché la Cassazione proclama il risultato delle elezioni solo tramite cartaceo. E il cartaceo, per gli inquirenti, è impossibile da modificare. Dall’istruttoria è emerso che quanto diffuso dal ministero dell’Interno in occasione delle elezioni politiche ha valore soltanto divulgativo e che la procedura con valore ufficiale è appunto quella sulle carte, senza trasmissione telematica dei dati, che muove dalle singole sezioni elettorali agli uffici elettorali circoscrizionali presso le Corti di appello e nazionale presso la Corte di cassazione.
La ricostruzione fatta nel film di Deaglio e Cremagnani non ha insomma trovato riscontri e non corrisponde neppure al racconto del libro «Il broglio» dell'autore anonimo che si firma «Agente italiano». I due autori hanno sostenuto che l'ipotesi dell’esistenza di un software in grado di falsificare i dati è basata su studi di professionisti italiani e di docenti universitari, alcuni dei quali hanno riferito che quelle sequenze di schede bianche, così come riportate nelle varie province, non hanno senso. Solo grazie a un programma informatico si sarebbe potuto ottenere quel risultato. In particolare, è stato interpellato un esperto americano, autore di un software in grado di assegnare le schede bianche a una lista.
Il fascicolo è stato aperto in Procura a novembre, in seguito a un esposto del Movimento diritti civili, firmato da Franco Corbelli, che ipotizzava i brogli elettorali appunto alla luce del Dvd. L’inchiesta era contro ignoti e sono stati ascoltati come persone informate sui fatti dai pm capitolini Vitello e Loi, i due autori del documentario e il funzionario del Viminale responsabile dell’ufficio elettorale. Ora, tutto si concluderà con il processo.