«Il film sul cellulare? Non danneggia il cinema in sala»

Il regista Piccioni preferisce il grande schermo: «Ma non possiamo fermare l’innovazione»

Michele Anselmi

da Roma

Per ora il caso sembra rientrato, o forse è solo dormiente: niente film sui telefonini, almeno fino alla prossima primavera. Meglio, per quieto vivere, far passare Natale e Pasqua. Poi si vedrà. Dunque la novità solo prospettata da H3G sui cellulari «3» con The Interpreter s'è infranta contro il coriaceo muro eretto dagli esercenti; i quali, imbestialiti come mai, ai primi di novembre hanno «smontato» per protesta il thriller con Nicole Kidman, provocando così un crollo degli incassi e un notevole danno alla distributrice Eagle. Diciamo la verità: l'incidenza reale dello «strappo» sarebbe stata minima, ma le associazioni di categoria hanno egualmente preferito far quadrato attorno ai gestori dei cinema, nel tentativo di stroncare sul nascere quella che viene considerata «una provocazione», il tentativo cioè di sovvertire regole concordate e finestre temporali introducendo di soppiatto un nuovo «player» nella filiera audiovisiva. Il dibattito sulla questione è aperto, tanto che il mondo del cinema e della telefonia si confrontano in un incontro aperto alla Casa del cinema a Roma, il 20 dicembre dalle 9 alle 13.
Per settimane Il giornale dello spettacolo, settimanale dell'Agis, ha tambureggiato contro Vincenzo Novari, l'amministratore delegato di «3», contestandone cifre e teorie, per ribadire «la centralità del grande schermo». «Così la sala viene svalutata, smembrata, descritta come conservatrice e fuori dal tempo», ha tuonato Paolo Protti, presidente degli esercenti, pur dovendo riconoscere che forse non ha del tutto torto Giuliano Zincone quando scrive sul Sole-24 ore: «I committenti sono cambiati, cari cineasti, e il divertimento glielo possiamo recapitare dove vogliamo... Se è vero che il mondo cambia, è verissimo che devono cambiare le proposte».
In questo bollente contesto, tra proteste e minacce di nuovi boicottaggi, perfino Aurelio De Laurentiis, in veste di presidente dei produttori, ha dovuto ingoiare un diplomatico stop. Sintetizzato nel comunicato di qualche giorno fa, dove si legge che «i produttori non concederanno diritti di sfruttamento dei loro film alla telefonia mobile almeno fino alla prossima primavera, allo scopo di consentire la definizione di un accordo quadro che disciplini lo sfruttamento dei film».
Una cosa è certa, però: furba operazione di marketing o aggressiva strategia commerciale che sia, l'iniziativa di «3» ha smosso le acque, obbligando il mondo del cinema a interrogarsi sulle nuove opportunità di sfruttamento offerte dalla telefonia mobile (poi è vero, il costo è ancora alto, 9 euro, e per una visione ottimale serviranno occhialini speciali ancora non disponibili). Non sorprende, allora, che Nokia, dopo avere piazzato il marchio in ogni film hollywoodiano, abbia deciso di inserirsi, più morbidamente, nella controversia, elaborando un progetto chiamato «Play the Lab», dove lab sta per laboratorio creativo. L'idea è di legare fortemente al cinema il lancio di un nuovo modello di cellulare, dotato di telecamerina con memoria lunga (un'ora di riprese). Testimonial di grido, da Wim Wenders a Terry Gilliam, e poi Valeria Golino, Ricky Tognazzi e altri, presenteranno la cosa il prossimo 15 dicembre; e nell'occasione tre autori da festival, Roberta Torre, Vincenzo Marra e Giuseppe Piccioni, mostreranno altrettanti cortometraggi realizzati usando esclusivamente il nuovo telefonino, destinati a una fruizione su Internet.
Non si prevedono, per ora, polemiche e barricate. Nessuno attenta alle santificate windows (i quattro mesi che devono passare tra uscita in sala e sfruttamento in dvd), e però c'è chi come Davide Rossi, presidente di Univideo, spiega che «la tecnologia di H3G potrebbe diventare obsoleta di fronte ai nuovi standard di videofonia sviluppati da Nokia». Ascoltiamo allora il parere di Piccioni, regista di film pure di successo come Fuori dal mondo e Luce dei miei occhi, che per Nokia sta ultimando il suo cortometraggio, intitolato Sei su dodici, diario di sette giorni. Insegnando alla Scuola nazionale di cinema, il cineasta ascolano ha pensato bene di riprendere i suoi allievi durante il corso di regia propedeutico all'ingresso vero e proprio. Solo sei su dodici riusciranno ad entrare, e quindi... «La qualità visiva è interessante, il sonoro anche, ma stiamo sempre parlando di un telefonino», minimizza Piccioni. Lui rifugge da «battaglie ideologiche», non si sente «un modernista ad oltranza» e rispetta «gli interessi legittimi degli esercenti». Ma avverte: «È un processo che non si può impedire. Come l'arrivo della telecamera digitale ha modificato la drammaturgia, così l'avvento del videofonino potrebbe rappresentare un fenomeno di democratizzazione selvaggia dell'immagine. Certo, oggi mi fa ridere l'idea di piazzare un cellulare su un tavolo e stare fermo lì davanti per un'ora e mezzo, strizzando gli occhi. Ma tutto è possibile, mai dire mai... ».