Il film sul G8 fa litigare la sinistra I no global infuriati col produttore

Agnoletto e i familiari di Carlo Giuliani contro Domenico Procacci: "Ha
fatto leggere alla Polizia il copione della pellicola sulla Diaz"

Qualche settimana fa il Giornale anticipava la preparazione di un film destinato ad aprire molte polemiche, quello sulla funesta irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001 che nel secondo grado di giudizio ha visto la condanna di 25 imputati su 28. Bene, non è trascorso nemmeno un mese che l’annuncio a Cannes del produttore Domenico Procacci della Fandango dell’imminente inizio delle riprese di Diaz - Non pulire questo sangue (dalla scritta lasciata sulle pareti della scuola) diretto da Daniele Vicari ha già sollevato un grande polverone. Con un piccolo particolare però. A mettere i bastoni tra le ruote non è stata la polizia o magari qualche politico del centrodestra al governo all’epoca dei fatti, bensì gli stessi familiari di Carlo Giuliani (il ragazzo morto durante gli scontri a piazza Alimonda) insieme a Lorenzo Guadagnucci ed Enrica Bartesaghi del Comitato Verità e Giustizia per Genova e all’immancabile Vittorio Agnoletto ex portavoce del Genoa Social Forum. Un fuoco di fila da sinistra che ha spiazzato lo stesso Procacci il quale peraltro proviene proprio da quell’area politica anche se un po’ più chic (per dire, il suo ritratto a firma Annalena Benini su il Foglio inizia così: «Di sinistra, ma fico»). Motivo del contendere? Il fatto che il produttore abbia inviato la sceneggiatura, scritta da Daniele Vicari e Laura Paolucci, direttamente al capo della Polizia Manganelli. Apriti cielo! «Siamo sorpresi e preoccupati, perché Procacci non ha fatto altrettanto con noi, nonostante contatti e sollecitazioni. Fandango è naturalmente libera di agire come crede, ma siamo sconcertati dalla sua scelta di mostrare preventivamente la sceneggiatura al capo della polizia e non a chi fu vittima delle violenze degli agenti quella notte», firmato i nomi di cui sopra. A stretto giro la precisazione del produttore: «È un malinteso. Il capo della polizia non è chiamato ad analizzare un progetto. Ho cercato un incontro diretto con lui per informarlo: non è per un parere, un’autorizzazione o avere un semaforo verde. Mentre frequenti sono stati i contatti con coloro che manifestavano a Genova in quei giorni», conclude Procacci che si dice comunque pronto ad incontrare i firmatari della nota. Meglio tardi che mai? Lorenzo Guadagnucci, del Comitato Verità e Giustizia per Genova e giornalista del Resto del Carlino che si trovava nella scuola durante l’irruzione della polizia (da qui il libro Noi della Diaz), raggiunto al telefono dice sconfortato: «Ancora non si sono fatti vivi. Il problema però è che fino ad ora non ho mai visto la sceneggiatura». Curioso perché proprio a lui s’ispira il personaggio che verrà interpretato da Elio Germano mentre Claudio Santamaria vestirà i panni di Michelangelo Fournier, all’epoca vicequestore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, divenuto famoso per la frase «sembrava una macelleria messicana» pronunciata durante il processo.
Nel cast di Diaz - Non pulire questo sangue troveremo anche Rolando Ravello, Alessandro Roja, Pippo Del Bono, la francese Emilie de Preissac, la tedesca Jennifer Ulrich e la romena Monica Barladeanu. Un cast internazionale perché di vari paesi erano i ragazzi della Diaz ma soprattutto perché Procacci è riuscito a chiudere il progetto avvalendosi di una coproduzione, con i francesi di Le Pacte (come per Habemus Papam) e i romeni di Mandragora, che gli assicura un budget di 7 milioni di euro (per il 60 per cento messi dalla Fandango). Ma la strada non è stata facile: «Ho tentato di comportarmi come fosse un film normale, non mi sono mosso in maniera clandestina. Mi sono reso conto però che è un film da cui tutti vogliono restare lontani», dice Procacci che oltre ad annunciare l’inizio delle riprese a giugno a Bucarest dove sarà ricostruita la scuola mentre ad agosto saranno girate le scene di esterni a Genova, assicura che «il film sarà completamente basato sugli atti del processo, senza grandi invenzioni. Nei titoli del film contiamo di mettere come è andata a finire col terzo grado di giudizio».
Ma la sua missione (impossibile) di un approccio quanto più oggettivo e di tenere insieme il mondo della sinistra e quello della destra naufraga già sui titoli di testa con una dichiarazione polemica del sindacato indipendente di Polizia Coisp: «Con quale coraggio Procacci parla di film non schierato se tralascia tutti gli accadimenti precedenti alla Diaz come il saccheggio, la devastazione e tutti gli altri atroci reati posti in essere da centinaia di manifestanti?».