«Il film sull’aborto è squallido»

«Un nuovo imbarbarimento, personale e collettivo». Così l’Osservatore Romano stronca senza riserve il film di Cristian Mungiu Quattro mesi, tre settimane, due giorni, Palma d’oro all’ultimo Festival di Cannes. Il film racconta la storia di una ragazza che abortisce nella Romania comunista del 1987. «Anche l’aborto diventa spettacolo - titola il quotidiano della Santa Sede -; il film, squallido e verboso, è impostato - sentenzia ancora il giornale - per esibire, al termine di quasi due ore di monotonia, un feto, ossia un bambino di quasi cinque mesi, ostentato sul pavimento di un bagno».