Il film sulle Supremes delude Beyoncè ma lancia una star

In «Dreamgirls» la cantante ed Eddie Murphy si ispirano alla storia del trio soul . Ma la sorpresa è la sconosciuta Jennifer Hudson

Silvia Kramar

da New York

Tempo di chiacchiere da Oscar. Nel count down di fine anno, le ipotesi sui cinque finalisti nelle nomination alla statuetta del miglior film dell'anno si moltiplicano e si mescolano come i fili di una ragnatela che coinvolge tutta Hollywood.
E un film sembra già destinato a diventare la best picture del 2006. Anche se non è ancora nemmeno uscito nelle sale americane, dove approderà il giorno di Natale, ma è stato preannunciato da un tale battage pubblicitario e da tante luci da ricordare la cometa dei Re Magi. I riflettori sono adesso puntati su Dreamgirls, il kolossal prodotto in tandem dalla casa di produzioni Dreamworks e la Paramount con ben settanta milioni di dollari. Grandi quotidiani come il New York Times, il Los Angeles Times e il New York Post parlano di un probabile Oscar di un anno in cui gli altri contendenti in lizza per il premio più ambito grondano violenza, sangue e temi deprimenti.
Dreamgirls invece è un musical felice con la M maiuscola, a partire dalla sua storia ormai venticinquennale. Proprio un quarto di secolo fa, con lo stesso titolo, Broadway si era alzata ad applaudire questa storia liberamente tratta dagli esordi musicali di Diana Ross e del suo gruppo, The Supremes. Allora come oggi, era la vicenda di tre ragazze nere dalla voce magica scoperte da un agente (Jamie Foxx nella versione cinematografica) che promette loro di lanciarle come accompagnatrici di un grande cantante, Thunder Early (lo interpreta Eddie Murphy, rilanciato dopo una lunga assenza dal grande schermo). Invece le tre cantanti, Effie, Deena e Lorrell, diventano talmente famose da scavalcarlo e venir assoldate come gruppo musicale, prima che Deena, la più bella (impersonata da Beyoncè Knowles) le lasci per diventare una grande star. Surclassando Effie, che ha una voce superiore ma è, per usare un eufemismo, un po' sovrappeso.
In una strana mescolanza tra finzione e realtà, la stessa situazione si è ripetuta sul set del film. Quando il regista Bill Condon ha offerto il ruolo secondario di Deena a Beyoncè, ingaggiando invece per quello della vera protagonista, la bruttina Effie, una cantante semisconosciuta, tale Jennifer Hudson. Quest'ultima aveva partecipato qualche anno fa alla trasmissione American Idol; era stata bocciata tra le proteste del pubblico nero convinto che i giudici fossero tutti razzisti.
Finora non aveva avuto fortuna. Lavorava come cantante su una nave da crociera e nessuno la voleva scritturare: con un viso dolcissimo ma una figura un po' «pesante», era proprio come Effie, sfiduciata dalla vita. Adesso la Hudson, che non solo non aveva mai recitato ma neppure aveva inciso una canzone, sta diventando la star del momento; tanto che anche la regina nera dei talk show americani, Oprah Winfrey l'ha chiamata e le ha spiegato che ascoltarla è stato «una vera esperienza religiosa».
«Mi ha fatto venire la pelle d'oca», ha raccontato in televisione Oprah, riferendosi al momento clou del film: quando la Hudson canta il motivo più popolare del film, And I am telling you I'm not going, il best seller del nuovo album tratto dal film, che appena uscito è diventato un disco d'oro.
Ma in quell'album ci sono anche due canzoni inedite di Beyoncè (Listen e One night only) oltre a un bellissimo brano cantato da Jamie Foxx e un altro di Eddie Murphy.
Eppure Beyoncè fatica a rimanere nell'ombra. «Be’, non devo dimostrare nulla a nessuno - si è difesa - io sono già una star, ho vinto 9 Grammy e ho fatto altri film come La pantera rosa. Certo, mi sarebbe piaciuta la parte di Effie ma sono troppo bella. Ho dovuto faticare a convincere Bill, il regista, ad affidarmi quella di Deena. L'altra non me l'avrebbe mai data».
Ma la ex stella delle Destiny's Child forse dovrà accontentarsi è applaudire dalla sua poltrona la rivale, durante la nottata degli Oscar: in una cinquina di attrici nominate - fra talenti del calibro di Meryl Streep, Kate Winslet e Helen Mirren - Jennifer Hudson spiccherebbe come uno di quegli effetti speciali che Hollywood adora e da cui non ama mai stare troppo lontana.