Il film del weekend: "Contraband"

Arriva nei nostri cinema “Contraband”, un action thriller ambientato su una nave container in viaggio tra New Orleans e Panama City

Chris Farraday (Mark Wahlberg), ex contrabbandiere, si è ormai ritirato dal giro di affari loschi e conduce da qualche anno una vita irreprensibile con la moglie (Kate Beckinsale) e due figli. Arriva però il giorno in cui un boss psicotico, Tim Briggs (Giovanni Ribisi), minaccia l’incolumità della sua famiglia. Tutta colpa del cognato che si è messo maldestramente in guai più grandi di lui, avendo contratto un enorme debito legato al traffico di droga. Chris è il solo a poter salvare la situazione e, per farlo, dovrà lasciarsi risucchiare un’ultima volta dal crimine e dare fondo a tutta la sua abilità da fuoriclasse del contrabbando.

Lo script di Contraband assomiglia a quello di moltissimi altri film e questo lo condanna a non scrollarsi di dosso l’etichetta di prodotto medio nonostante la presenza di indubbi talenti e la meticolosità con cui è realizzato. Ciò detto, resta una buona pellicola per trascorrere, intrattenuti e divertiti, una serata estiva al cinema. Confezionato in maniera ineccepibile, ecco il rifacimento americano di un acclamato film islandese del 2008. A girarlo è Baltasar Kormákur, che produsse ed interpretò uno dei ruoli principali nella pellicola originaria e che vanta diverse esperienze dietro la macchina da presa ma altalenanti risultati. Mark Whalberg, oltre che nel ruolo di protagonista, figura tra i produttori e conferma il suo fiuto per il box-office: la pellicola ha infatti incassato in America il triplo di quanto è costata.

Il punto di forza del film è la location inconsueta di buona parte del girato: una nave container in viaggio tra New Orleans e Panama City. Riguardo agli interpreti, Ribisi si conferma un istrione di talento mentre la Beckinsale appare sottotono anche se avvenente come sempre. Il più credibile risulta essere Mark Wahlberg, qui serio capo famiglia con dentro l’indole repressa dello scavezzacollo ed eterno ragazzo. Al di là della tensione derivata dal pericolo in cui si trovano i suoi cari, il protagonista sembra infatti per tutto il tempo intimamente felice della libera uscita dal tranquillo ménage familiare e del suo tuffo, ancorché drammatico, nel passato; trova divertente avere nuovamente a che fare con quel che gli riesce meglio e si coglie quanto l’adrenalina sia ancora il suo unico vero ossigeno, ancor più della bella moglie e dei figli. La regia è lucida, senza fronzoli; riesce a creare tensione e dramma in maniera scientifica ossia senza mai strafare.

Finalmente qualcosa di avvincente e coinvolgente che non prenda ostaggio lo spettatore catapultandolo su una giostra di azioni iperboliche e senza senso per la loro spettacolarità eccessiva. Qui la parola d’ordine è realismo, anche se naturalmente fa sorridere usare il termine sapendo che declinato all’americana si traduce comunque in un bel po’ di spacconerie. Insomma siamo di fronte ad un banchetto di tipici cliché del genere action ma allestito con stile perché sparatorie, inseguimenti, traffici illeciti, doppiogiochismo e corruzione si susseguono con sapiente e godibilissima misura.