Il film del weekend: "Terminator Genisys"

La saga ricomincia tra gag, paradossi temporali e intrecci familiari con Schwarzenegger nei panni di nonno cyborg

A trentun anni di distanza dal primo "Terminator" (1984) di James Cameron, Hollywood rilancia la saga con un quinto titolo che costituisce in realtà un reboot. Fondendo insieme le linee narrative dei primi due film, gli unici memorabili, e rivisitandole in parte, "Terminator Genisys" propone gli stessi personaggi di allora affidandoli a nuovi interpreti, fatta eccezione naturalmente per il ritrovato Arnold Schwarzenegger, Terminator per antonomasia.

2039. John Connor (Jason Clarke) è sul punto di vincere la lunga, estenuante guerra contro le macchine, quando il loro comandante, il computer autocosciente Skynet, corre ai ripari spedendo indietro nel tempo un Terminator (il T-800 del primo film) per uccidere sua madre, Sarah Connor (Emilia Clarke), prima che possa partorirlo. John allora decide di mandare il giovane Kyle Reese (Jai Courtney) a fermare la macchina omicida. Kyle Reese torna quindi nel 1984, ma il passato non è quello previsto: Sarah Connor non ha bisogno di essere salvata, è già una temibile guerriera e lo aspetta in compagnia di un Terminator (Schwarzenegger) che considera come un padre.

Non è necessario aver visto i capitoli precedenti per appassionarsi alla pellicola che punta in questo modo ad allargare il proprio pubblico alla generazione dei giovanissimi. E' per ingraziarsi questi ultimi che sposa un tono leggerissimo che vira verso l'action comedy, sfiorando talvolta addirittura l'autoparodia. Rifondare la mitologia della saga infarcendola di gag e svendendone a tratti la coerenza per rincorrere sentimentalismo a buon mercato farà letteralmente gridare alcuni fan all'abominio. Per acquietarli si adotta allora la strategia dell'operazione nostalgia: il regista, Alan Taylor, con grande cura di dettagli, dissemina il girato di continui rimandi ai primi due film, quelli firmati da Cameron, e replica fotogramma per fotogramma la sequenza cult dell'incipit del 1984.

La narrazione appare contorta, a volte forzata, perché si cerca in maniera anche un po’ rocambolesca di far convivere più linee temporali e dare loro giustificazione con viaggi nel tempo e flashback. I legami familiari che scaturiscono da questo complicato intersecarsi di piani esistenziali sono da soap opera fantascientifica. Schwarzenegger funziona, come sempre, ma appare assai sottoutilizzato nei panni del simpatico T-800 "vecchio ma non obsoleto" che prova sentimenti, sorride a denti stretti e fa il terzo incomodo tra figlia e genero.

Se si fa buon viso al cambiamento di tono e al fatto di trovarsi in una pellicola di puro entertainment in cui la fantascienza dura e pura di trent'anni fa ha lasciato il posto a umorismo e azione, lo spettacolo è tutto sommato godibile.