Il film del weekend: "Transformers 5 - L'ultimo cavaliere"

Trama inutilmente complessa, ritmo frammentario e gigantismo ipercinetico per la durata eccessiva di due ore e mezza. Per veri fan del genere

Michael Bay e Mark Wahlberg, rispettivamente il regista e il protagonista di "Transformers - L'ultimo cavaliere", hanno promesso che questo sarà l'ultimo capitolo della saga dei robottoni Hasbro cui parteciperanno. Quanto la loro assenza inciderà sul seguito di un ciclo di cui sono appena stati annunciati altri tre film, non lo sappiamo. Intanto, riguardo al blockbuster di congedo, costato duecento milioni di dollari, una cosa è certa: Bay ha dato fondo come non mai al gigantismo cacofonico e ipertrofico che già si era fatto vivo nelle sue opere precedenti.
L'incipit di "Transformers - L'ultimo cavaliere" è ambientato nell'Inghilterra dei Secoli Bui, in cui scopriamo che le sorti di Re Artù sono segnate dalla complicità tra Merlino e un Transformer. Milleseicento anni più tardi, ritrovare un'arma nascosta dal mago diverrà di vitale importanza per il salvataggio del pianeta Terra. Incaricati del ritrovamento saranno Cade Yeager (Mark Wahlberg), la professoressa Vivian Wembley (Laura Haddock) e l'anziano sir Edmund Burton (Anthony Hopkins). La trama è in verità molto più complessa e vede anche Optimus Prime succube di una specie di divinità, Quintessa, e i Transformers cacciati da una nuova forza militare, la TFR.
In due ore e mezzo di girato si è preda di una digressione centrale che sembra firmata da Dan Brown (l'autore del "Codice da Vinci"), si riscrive la disfatta nazista, si viaggia in sottomarino sotto l'oceano, si passa da Cuba a Stonehenge, alla Namibia, alla vecchia Inghilterra, in un battito di ciglia. I miti arturiani sono solo l'inizio, poi la vicenda si fa inutilmente surreale, riempiendosi di microtrame e di personaggi troppo numerosi, tra vecchi e nuovi, spesso abbandonati senza motivo per metà film.
L'impiego non ufficiale di oltre una dozzina di sceneggiatori ha generato una versione dopata dei capitoli precedenti della saga.
L'idea di mischiare storia dell'umanità e mitologia dei Transformer aveva delle potenzialità ma la sovrabbondanza caotica di materiale e il ritmo frammentato rendono il risultato schizofrenico. Il minutaggio eccessivo e ingiustificato, poi, dà il colpo di grazia.
A livello di spettacolarità, l'opera è poderosa, essendo un trionfo d'effetti speciali di prim'ordine, ma l'accuratezza tecnica delle azioni cinetiche non salva le coreografie fracassone dalla ripetitività e, infine, il roboante surplus d'impulsi visivi e uditivi è disorientante.
Il franchise, al quinto film in dieci anni, a giudicare dalle forzature presenti in "Transformers - L'ultimo cavaliere", appare saturo. Se lo sia anche la voglia dei fan di vedere i robottoni in azione lo scopriremo al box-office.