Il film del weekend: "Il viaggio di Arlo"

Un'opera “minore”, se paragonata a certi capolavori della Pixar, che racconta il viaggio di formazione di un giovanissimo apatosauro e del suo cucciolo d’uomo. Animazione favolosa e scenografie mai così dettagliate

Il nuovo lungometraggio Disney Pixar esce a soli due mesi di distanza da "Inside Out", l'opera della stessa casa di produzione che quasi sicuramente conquisterà l'Oscar per il miglior film d'animazione. Sarebbe un peccato però che "Il viaggio di Arlo", questo il titolo italiano della pellicola in uscita, venisse penalizzato dal confronto con un così recente capolavoro, anche perché nasce per intrattenere un target di pubblico diverso, d'età inferiore.

Peter Sohn, già regista di "Up", dirige un viaggio non solo nell’era della preistoria ma anche in un'insolita amicizia, quella tra un dinosauro pauroso e un piccolo primitivo. Il film prende vita dalla supposizione che il famoso asteroide responsabile dell'estinzione dei dinosauri abbia solo sfiorato la Terra e che, quindi, quelli abbiano continuato ad esistere e ad evolversi fino a quando si sono ritrovati a vivere in contemporanea agli uomini delle caverne. I dinosauri sono arrivati a dedicarsi all'agricoltura e all'allevamento di bestiame, mentre gli esseri umani ancora comunicano a grugniti. E' in un mondo siffatto che cresce il piccolo Arlo, un giovanissimo apatosauro il cui quotidiano è condizionato dall'essere un vero fifone. Per cercare di fargli vincere le sue paure, il padre lo incarica di liberare la loro fattoria da un fastidioso parassita che ruba le scorte per l'inverno. Individuatolo in un ragazzino selvaggio di nome Spot, Arlo riesce a catturarlo ma non ha il coraggio di ucciderlo e lo lascia andare. Ma il destino li farà incontrare nuovamente, dopo una serie di tragiche vicissitudini, e i due dovranno unire le forze per sopravvivere in luoghi aspri e ritrovare la via di casa.

Tra momenti di commozione e di divertimento, "il viaggio di Arlo" scorre come un fiume. Pensato per essere comprensibile, con la sua trama semplicissima, ad un pubblico di bambini, il film risulta comunque tenero, divertente ed emozionante a qualsiasi età lo si guardi. L'intuizione alla base, quella di ribaltare i rapporti nella tradizionale coppia bambino-cagnolino assegnando la funzione antropomorfa al dinosauro e le movenze da bestiolina al cucciolo di uomo, è vincente. Le ambientazioni sono spettacolari e superano perfino il livello di eccellenza cui la Disney Pixar ha abituato i suoi estimatori: gli scenari preistorici hanno una verosimiglianza straordinaria e siamo di fronte ad un naturalismo fotorealistico assolutamente inedito. Del resto la natura non funge solo da sfondo ma anche da feroce antagonista. Semmai è la storia a collocare la pellicola nel filone delle opere minori, perché non contiene grosse sorprese: si tratta di un coming-of-age, il racconto di un viaggio che porta a compimento un processo di crescita. Le tematiche sono quelle classiche: la famiglia, la perdita, l’amicizia, la fiducia nei confronti del mondo esterno, il viaggio e la paura. I personaggi, buffi e dall'animazione impeccabile, sono protagonisti ora di scene d'azione che brillano per tecnica e cura del dettaglio, ora di scene in cui a farla da padrone è il coinvolgimento emotivo. Il messaggio del film è ribadito più volte: la paura è qualcosa che ci rende umani ma che va superata per crescere e poter cogliere la bellezza che ci circonda.

Anche se la scena in cui Arlo spiega a Spot il significato della parola 'famiglia' vale da sola il prezzo del biglietto, "Il viaggio di Arlo" non presenta originalità e intelligenza a sufficienza per essere annoverato tra i capolavori dell'animazione ed evoca troppi deja vù di altre pellicole (da "Il Re Leone" a "Alla ricerca di Nemo"). Resta il fatto che sia un prodotto perfetto per la sensibilità di un bambino piccolo, ossia di colui cui il film è destinato.