Filogonio

Era di Antiochia e visse tra il III e il IV secolo. Filogonio era un avvocato di grido, rinomato sia per le capacità oratorie che per l’integrità. Ora, se si pensa che a proposito del patrono degli avvocati, il medievale s. Ivo di Bretagna, circolava una rima come questa: Sancto Ivo erat brito, advocatus et non latro, res miranda populo (traduzione: «avvocato non ladro, cosa stupefacente agli occhi del popolo»), si capisce meglio perché a un certo punto il popolo di Antiochia prese Filogonio e lo costrinse ad accettare l’elezione a vescovo, quantunque fosse sposato e padre di una figlia. Così come accadrà dopo qualche decennio per s. Ambrogio di Milano, che non era nemmeno battezzato quando venne acclamato vescovo, il laico e padre di famiglia Filogonio non ebbe cuore di rifiutare, anche perché in giro non c’erano candidati altrettanto degni. In fretta e furia a Filogonio fu amministrato il sacramento dell’ordinazione sacerdotale, cui seguì l’immediata consacrazione a vescovo. Col consenso della moglie lasciò dunque la famiglia e si rimboccò le maniche per rimettere ordine nell’amministrazione della diocesi. E dovette farlo veramente bene, visto che una sessantina d’anni dopo la sua morte s. Giovanni Crisostomo ne celebrava le virtù e il martirio. Già, il martirio. Nel 324 il vescovo Filogonio incappò nella persecuzione scatenata dagli imperatori colleghi Massimiano e Licinio. Arrestato, incarcerato, processato e condannato a morte, venne infine decapitato. Nel 386, come dicevamo, s. Giovanni Crisostomo ne tessè l’elogio in Antiochia, nel giorno della sua ricorrenza.