La filosofia di Lippi: «Non confondete Del Piero con Cassano»

MilanoNiente paura, Marcello Lippi, ct campione del mondo in carica, già salito in groppa al record di Vittorio Pozzo (31 partite senza perdere, per farla breve), non ha velleità di filosofo. Perciò la sua presenza, ieri sera a Milano, nell'aula del San Raffaele, tra gli studenti di filosofia di quell'università, non deve procurare scandalo. Semmai ha qualche ambizione di scrittore, visto l'esperimento già riuscito con Rosa Alberoni al ritorno da Berlino. La motivazione, questa volta, è nobilissima: l'intero ricavato del nuovo volumetto («Il gioco delle idee») è destinato per intero alla ristrutturazione di una nuova barca-ospedale, si chiamerà «la esperanza», servirà a curare i bambini della Colombia.
Basta leggere qualche passo di questo piccolo trattato, allora, per dare risposte concrete agli interrogativi che inquietano e animano il dibattito di questi giorni. «Il mio non è un trattato di filosofia ma un riassunto dei criteri per costruire una squadra di calcio» è la premessa. «Non mi sono mai sentito uno che fa tutto da solo: puoi essere bravissimo ma finisci col circondarti di persone mediocri e di gente che dice solo di sì. Mi sono sentito uno che vive in mezzo al gruppo, che consulta i collaboratori, discute con loro e li ascolta». Di qui il profilo del tecnico, «guida forte e sicura, non simpatico o antipatico, mai padre o fratello maggiore, disposto a coinvolgere tutti e a non guardare in faccia a nessuno» che ricorda più da vicino il burbero ct di Duisburg. Fino ai valori morali da privilegiare rispetto a quelli tecnici: «Nessuno di noi è forte come tutti noi» la frase simbolo. Così si ritorna mondiale e a una rivelazione in materia. «Col cavolo che abbiamo vinto per Calciopoli, abbiamo vinto perché in due anni abbiamo costruito un gruppo unito e compatto capace di trasformare in energia positiva ogni attacco esterno» è la convinzione di Lippi. Le cui parole si possono leggere come risposta ai quesiti più attuali. A chi chiede di Del Piero, per esempio. «Non confondete la posizione di Alex con quella di un altro giovane» avverte. Cioè: non mettete Del Piero e Cassano sullo stesso piano. A chi avanza Balotelli sbotta: «Si faccia le ossa nell'under 21». A chi chiede di Amauri, ancora risponde: «Fatelo diventare italiano e vedremo». Tradotto: appena ha il passaporto, parte la convocazione. A chi rilancia Cassano replica con qualche dispetto: «Ha le qualità per far parte del gruppo ma decido io chi chiamare». Come dire: ci sono valori che contano più di quelli tecnici. Quali? Materazzi e Gattuso hanno dichiarato un giorno: «Noi rispettiamo le regole anche se Lippi non ce le ha date». Capito la filosofia?