In fin di vita dopo la rissa in corso Gastaldi

Gentile Direttore, ho apprezzato molto i suoi interventi di qualche giorno fa su il Giornale a favore dei giovani impegnati in politica. Al di là dell'appartenenza di partito e al di là del discorso che ci siano pochi giovani nei direttivi PdL, credo che Genova e la sua politica abbiano bisogno di giovani per avviare quella rinascita e ricostruzione così tanto attesa e sognata.
Per più di dieci anni ho collaborato con la Pastorale Giovanile e sono stata a contatto con i giovani genovesi appartenenti al mondo cattolico, organizzando e vivendo con loro indimenticabili incontri diocesani con il Vescovo, i cardinali Tettamanzi, Bertone e Bagnasco, e con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, nelle Giornate Mondiali della Gioventù.
Ricordo ancora, nella spianata di Tor Vergata, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000, i volti, colmi di commozione e speranza, dei ragazzi in ascolto delle parole di Giovanni Paolo II: «Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti».
Caro Direttore, a Roma nel 2000, eravamo due milioni di giovani! Questi momenti, come tanti altri che si sono susseguiti, lasciano nell'anima tracce indelebili perché danno una luce chiarissima sulla bellezza della vita e dell'umanità.
Oggi le scrivo per dire che tanti di noi non si sono rassegnati, che non ci siamo rassegnati! Vogliamo accogliere l'invito del nostro Cardinale e di Papa Benedetto XVI ad impegnarci nel servizio della «cosa pubblica», con tutta la nostra freschezza, il nostro entusiasmo e, perché no, una naturale inesperienza.
Convinta di questa missione, da circa un anno mi incontro, informalmente ma periodicamente, con una quindicina di amici, ragazzi e ragazze provenienti dal mondo cattolico, che hanno voglia di parlare della loro città, dei problemi ma anche di risorse e progetti.
Si tratta di formazione politica, non partitica. Non importa dove questi ragazzi si stanno già impegnando o dove sceglieranno di impegnarsi; l'importante è condividere un percorso di confronto, riflessione e formazione, sulla base dei valori irrinunciabili per un cattolico impegnato in politica.
Cosa chiediamo prima di tutto? Solidarietà generazionale e alternanza. Ogni adulto è, in un certo senso, «padre o madre» dei giovani ed ogni giovane è per me come un «fratello» e, in qualche caso, un «figlio».
Abbiamo sete di conoscenza e formazione e chiediamo ai nostri «padri» di essere nostri maestri ma chiediamo anche: «Papà, lasceresti uno dei tuoi tanti incarichi per fare posto a me? Dopo la pensione, rifiuteresti proposte di consulenza per fare posto a me?».
Penso che un padre lo farebbe e spero che lo facciano tanti adulti a favore dei giovani di questa città. Cosa c'è di più bello per un genitore che veder crescere i propri figli?