Finale mancata per una stoccata. E il Dream Team la butta in rissa

Le azzurre del fioretto, favoritissime con le russe, se la prendono con l'arbitro. Il ct Magro fa volare una panchina: sospeso due mesi. La Trillini: "Che scandalo, lascio". E il bronzo è una sconfitta

nostro inviato a Pechino

Il premiato lamentificio Italia dà il suo meglio quando ovunque si sentono solo urla e odore di pop corn. Gli americani si giocano la finale con la Russia e il loro pubblico si gioca gli ultimi spiccioli infilandoli nell’oleosa macchinetta, come in una multisala di provincia. A completare l’opera ci pensano le polemiche in casa delle azzurre del fioretto, sacrosante perché i giudici l'hanno fatta fuori dal vaso, ma esagerate perché da sempre, nella scherma, i giudici la fanno da padroni. Per cui il bronzo del Dream team non fa sognare le fanciulle e tanto meno il loro ct.
A fioretti rinfoderati, per lunghi minuti si parla di tutto tranne che della medaglietta. Andrea Magro, che delle ragazze oltre che il ct è anche padre, marito e amante si incacchia con gli arbitri come solo un padre, un marito e un amante tutti assieme possono fare. In pratica diventa Tarzan che, a semifinale persa, sale di tre piani la Fencing Hall Arena, entra nella sala degli atleti e scaglia una panchina contro la parete. Dirà: «L’ho solo violentemente appoggiata». Fatto sta: squalificato per due mesi. «E adesso chiamerò il mio avvocato».
Mica scherza, vuole chiedere i danni. Si vedrà. Intanto si vede una scena molto triste: le ungheresi battute sfilano sudate, carine e serene, mentre le italiane, comunque a medaglia, non sfilano bensì ringhiano, si fermano e sdoganano tutta la loro rabbia. Alla fine, la meno esagitata sarà comunque lei che sulla pedana si trasfigura in iena sportiva: Valentina Vezzali. Dice: «Io resto felicissima di questa medaglia, Giovanna Trillini ce l’aveva chiesta: “non fatemi andar via da qui senza, è la mia ultima possibilità”, aveva detto, e noi dovevamo portargliela a tutti i costi. Questo bronzo, anche se avremmo voluto un colore diverso, vale comunque oro. Sicuramente siamo state penalizzate e mi auguro solo che l’arbitro non fosse in mala fede… perché gli errori ci stanno, tutti possono sbagliare. Anche per questo abbiamo tirato tese, però non mi piace accampare scuse, abbiamo centrato il bronzo e questo conta più di tutto».
Parte, ma in altra direzione, verso casa, Giovanna Trillini: «Lo confermo, lascio… Ho proposto io di far entrare Ilaria Salvatori al posto mio nella sfida per il bronzo. L’arbitraggio oggi è stato davvero scandaloso». Giovanna ce l’ha con quello della prova individuale, quello della semifinale, ce l'ha con i cinque rossi rifilati alle azzurre nella sfida per il bronzo, tre alla Vezzali, ce l'ha con la penalità presa per la panchina che faceva troppo baccano, ce l'ha con il presidente federale, Giorgio Scarso, che ieri ha detto una delle rare cose di buon senso in una folle giornata vissuta non certo di fioretto: «Forse, se le ragazze in semifinale non fossero arrivate in parità alla stoccata finale, il problema arbitrale non ci sarebbe stato». Sì, perché la semifinale è stata persa per una stoccata girata dal giudice a favore della Russia nel minuto supplementare. «Ci hanno fatto arrivare al minuto supplementare» ringhierà Giovanna e stessa cosa, con il viso più dolce, ripeterà Margherita Granbassi. Fatto sta, mentre il ct Magro dice «non sono riusciti a farci perdere il bronzo, la moviola fa danni e si vede che l'ha voluta gente come il vice presidente federale Kramer che è stato un mediocre giudice... ma la moviola va usata a velocità reale», in questo bailamme, insomma, qualcuno comincia a ricordare le troppe polemiche della scherma azzurra. Come per l'oro del fioretto maschile ad Atene - quello conquistato dai nostri Sanzo, Vanni e Cassarà - quando il presidente della federazione, il francese René Roch, venne intercettato a dire «i soliti italiani ladri». Poco importa che, ieri, durante la semifinale, qualcuno dell'entourage azzurro sia stato intercettato a dare del ladro all'arbitro a sfida ancora in corso, cosa che non deve averlo molto ben disposto. Tanto più che questo signore polacco che di nome fa Kaszubowski le sue brave colpe ce le ha. Significative sul tema le braccia larghe a dire «ma questo proprio non ci sente» del delegato arbitrale posto a sovraintendere sui giudici. Per tre volte ha richiamato il polacco a ricontrollare e per tre volte il polacco non ha cambiato idea. Per gli azzurri incacchiati quasi un assioma che ha acceso le polveri: Polonia uguale nazione più vicina alla Russia uguale ce l'ha con l'Italia. E apriti cielo.