Finali a sorpresa tra paura e speranza

Faber offrirà al pubblico di Massenzio il primo «finale» del suo romanzo più famoso «Il petalo color cremisi e il bianco» rimasto inedito

Pier Francesco Borgia

Permettete un consiglio. Non chiedete mai a uno scrittore bravo, intelligente e di successo cosa pensa di un suo collega (bravo, intelligente e di successo anch’egli), se quest’ultimo condivide con il primo lo stesso divanetto e se è comunque presente nella stessa sala allo stesso momento. Il consiglio non lo formula chi scrive, bensì il giovane Jonathan Safran Foer, autore del fortunatissimo Ogni cosa è illuminata e del nuovo Molto forte, incredibilmente vicino (editi da Guanda).
Foer si è trovato ieri mattina nell’infelice situazione di rispondere a un giornalista sul fatto se avesse letto o meno i libri di Michel Faber, altro astro nascente della letteratura anglofona, autore del best seller Il petalo color cremisi e il bianco (pubblicato da Einaudi). Faber e Foer si trovavano nella libreria «Contaminazioni» aperta da pochi giorni nel quartiere della Romanina per spiegare la loro presenza questa sera a Massenzio (ore 21), ospiti della kermesse «Letterature». «Fare una domanda del genere - spiega il giovane (classe 1977) scrittore americano - è come domandare “Picchi ancora tua moglie?”. Non puoi rispondere né sì né no».
Faber e Foer questa sera rispolvereranno alcune vecchie cose scritte durante la stesura dei loro libri più fortunati. Opportunamente rielaborate per rispondere al tema «Paura, speranza». Si tratta di testi nei confronti dei quali i due scrittori hanno mutato radicalmente il giudizio. «Quando l’attentato alle Twin Towers ha sconvolto il nostro mondo - ricorda Foer - stavo lavorando a un romanzo. Ho dovuto fermarmi perché in quel momento è cambiato radicalmente il mio modo di vedere le cose». Il giovane scrittore quindi leggerà alcuni brani di quel lavoro. «Brani da allora rimasti in secondo piano. Brevi racconti riscritti dalla Bibbia sul tema di paura e speranza». Faber soddisferà invece la curiosità di quanti hanno apprezzato il suo romanzo, dal momento che leggerà il primo «finale» del Petalo. Finale che poi è stato scartato perché «troppo cupo».
A dare voce ai due scrittori sarà l’attore Fausto Russo Alesi. Lo affiancherà Rita Marcotulli, pianista dal talento non comune.
I due scrittori di questa sera condividono un mezzo espressivo, il romanzo, e uno strumento raffinato, come la lingua inglese. Ognuno, però, a suo modo. Faber, per esempio, è nato nei Paesi Bassi nel 1960 ed ancora oggi (dopo aver viaggiato e vissuto nei posti più disparati, dall’Australia alla Scozia) ha l’abitudine di parlare in olandese con i suoi genitori. «Per sognare e per scrivere - precisa l’autore di Sotto la pelle - preferisco però l’inglese». Che parla perfettamente e con un vago accento britannico. Il suo successo, la sua popolarità, la deve a un romanzo (Il petalo color cremisi e il bianco) molto «vittoriano» nell’impianto e soprattutto nel contesto. Va da sé che la lingua non poteva che essere quella di Jane Austen e George Elliot. Da evitare però di fargli il nome di Henry James. Poco importa se la critica di mezzo mondo ha sottolineato evidenti debiti nei confronti dell’autore di Ritratto di signora, Faber rifiuta l’accostamento. «Ho iniziato a leggere il Ritratto quando ero uno studente universitario. Non mi piaceva e non l’ho finito».
Alla prova del pubblico i due scrittori non sono ancora abituati. Faber è già stato al Festival di Mantova nel 2003. E per questo scrittore schivo e riservato (tanto da aver scelto come terra d’elezione un desolato angolo delle Highlands nel punto più impervio dell’«impero» britannico) l’incontro con i lettori è sempre un esame ostico. «Quando ho iniziato a scrivere - ricorda l’autore olandese - non immaginavo di farlo per un potenziale pubblico. Per vent’anni ho coltivato la passione della letteratura in maniera assolutamente egoista. Solo dopo l’incontro con mia moglie Eva (mentore, musa e adesso anche discreta press agent, ndr), ho cambiato il mio modo di vedere le cose».
Diverso è il caso di Foer, felice come un ragazzino di trovarsi in una città come Roma («dove puoi camminare per ore senza vedere il confine di questa imprevedibile metropoli»). «Scrivo soprattutto per comunicare e per condividere il testo con qualcuno. Il pubblico di Massenzio sarà più che sufficiente per una sola serata».