Finalmente approvati gli studi di settore

Cessato allarme, ma solo all’ultimo momento, per gli studi di settore. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha firmato giovedì i decreti che danno il via libera alle revisioni già decise negli ultimi mesi e riguardano oltre 50 studi. I contribuenti interessati dovrebbero essere circa 650mila. Il provvedimento sarà pubblicato - assicurano fonti del ministero - come supplemento della Gazzetta Ufficiale entro il termine ultimo del 2 maggio.
Nei provvedimenti troviamo fra l’altro, oltre ad importanti correttivi congiunturali per alcuni settori in crisi del made in Italy, il monitoraggio per quanto riguarda l’applicazione degli studi ai professionisti. Da qui era nato l’allarme lanciato nei giorni scorsi sia dai professionisti impegnati nell’assistenza ai contribuenti che dai rappresentanti delle categorie interessate.
Ma la pubblicazione arrivata all’«undicesima ora» lascia aperti parecchi problemi di non facile soluzione. A cominciare dal mancato aggiornamento di Gerico, il software indispensabile per il calcolo dei ricavi: anche se le bozze disponibili sul sito dell’Agenzia dell’Entrate dovrebbero essere già efficaci al 99%, secondo quanto afferma l’amministrazione finanziaria, non sarà facile determinare i ricavi in tempo utile. È quindi possibile che venga richiesta una proroga del termine - attualmente fissato al 20 giugno - per il versamento delle imposte senza maggiorazioni.
Ma non è tutto, come ci spiega Giuliano Regis, coordinatore delle professioni economico-giuridiche della commissione ministeriale degli esperti per l’approvazione degli studi di settore. «Le società di capitali, che devono approvare i bilanci entro il 30 aprile, si trovano in grave imbarazzo, perché non possono determinare le eventuali imposte dovute per differenza fra i loro conti e quelli degli studi, e saranno probabilmente costrette, quindi, a differire l’approvazione. Si tratta di piccole imprese, per molte delle quali, fra l’altro, gli studi revisionati offrono condizioni più favorevoli. Quindi non si comprende perché si sia fatto ricorso a ragioni elettorali per far slittare la pubblicazione, prevista entro il 31 marzo, al 2 maggio. Il contribuente, al contrario, ha il diritto di sapere esattamente e per tempo quanto deve pagare: sarebbe quindi opportuno che gli studi di settore venissero approvati entro l’anno precedente a quello della loro entrata in vigore».