Finalmente per la Chiesa il prossimo siamo noi

Nella società globalizzata c’è il rischio di mettersi l’animo in pace donando qualche euro per iniziative benefiche che riguardano i Paesi del Terzo Mondo e si finisce magari per non vedere la povertà della porta accanto. Per non accorgerci dei poveri che vivono accanto a noi, nelle nostre città. È a partire da questa constatazione che il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, ha lanciato da pochi giorni un’iniziativa contro «la povertà che si espande a macchia d’olio», proponendo ai suoi concittadini di adottare bambini napoletani disagiati, che vivono nei quartieri «a rischio» della città partenopea. Non adozioni «a distanza», ma adozioni «di vicinanza», per non dimenticare i bisogni e le emergenze del nostro prossimo più prossimo.
I napoletani – ma non solo loro, perché l’iniziativa è aperta a ogni benefattore, anche al di là di Napoli e della Campania – potranno adottare un loro piccolo concittadino meno fortunato, e con trenta euro al mese gli garantiranno un regolare percorso scolastico. Le offerte per l’iniziativa «Adotta un Bimbo di Questa Città» vanno versate sul conto corrente postale 1187673 intestato a «Fondazione In Nome della Vita Onlus» e serviranno anche, nei casi di necessità, per un aiuto alimentare ai bambini disagiati.
Da quando Benedetto XVI lo ha donato alla diocesi di Napoli, dopo una lunga attività diplomatica e nella Curia romana, Sepe si è immerso nel suo nuovo compito di pastore diventando l’emblema di una Chiesa che non si rassegna, che non si fa relegare in sacrestia, che sa essere vicina alla gente e alla gente che soffre. L’adozione «di vicinanza» è soltanto l’ultimo esempio.
«La povertà è un fenomeno in crescita anche a causa della crisi mondiale – ha spiegato il cardinale, organizzatore anche di un’asta di beneficenza in Curia con il cantante Massimo Ranieri – e la Chiesa, da sempre, ha fatto della lotta alla povertà uno degli impegni principali. Anche qui a Napoli, considerando la situazione particolarmente complicata, realizziamo progetti chiari e precisi. La priorità è combattere il disagio». L’arcidiocesi partenopea ha creato anche la «banca dei poveri» alla quale Sepe ha donato lo stipendio di un anno. Il fondo «Spes» - speranza - eroga in Curia prestiti fino a 20mila euro a tasso zero. «Serve ai giovani e ai padri di famiglia senza un lavoro per darsi un’occupazione e procurarsi un reddito – spiega il porporato -. Aiutiamo chi ha idee e progetti ma non ha risorse economiche per realizzarli».
Capita talvolta che uomini di Chiesa siano accusati di «buonismo» e di «terzomondismo», magari di un’eccessiva attenzione alle esigenze ai credenti di altre religioni che sembra far dimenticare i bisogni dei «vicini». A ben guardare, però, molte di queste accuse sono destinate a sfarinarsi di fronte alla realtà dei fatti. Non è un caso che proprio a Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, finito più volte nel mirino di alcuni esponenti della Lega per i suoi inviti all’accoglienza degli extracomunitari, inviti particolarmente enfatizzati da certi circuiti mediatici, sia stato uno dei primi promotori in Italia di un fondo per aiutare le famiglie milanesi colpite dalla crisi. Il fondo, al quale è possibile contribuire sul conto 2405 presso l’agenzia 1 di Milano del Credito Artigiano, intestato a «Arcidiocesi di Milano – Fondo Famiglia Lavoro» (Iban IT03Z0351201602 000000002405), ha raccolto in un anno sei milioni e mezzo di euro, cinque dei quali già distribuiti a oltre 2.300 famiglie in difficoltà.
Da Milano a Napoli, passando per Bologna, dove anche il cardinale Carlo Caffarra da un anno ha istituito un fondo analogo. E non bisogna dimenticare i prestiti agevolati per le famiglie in difficoltà istituiti dalla Cei. Tutto questo, ovviamente, non deve far passare in secondo piano il bene che può essere fatto con le adozioni a distanza – esemplare, a Milano, è l’attività dei salesiani di don Arturo Lorini (per informazioni: www.vislombardia.adozionisalesiani.it) – ma ci ricorda che i poveri e i bisognosi sono molto più vicini a noi di quanto crediamo.