Finalmente, contro i furbetti il pugno di ferro è sacrosanto

Mi spiace solo non esserci, ma quest'anno ho preferito, per villeggiare, la campagna. Sono di temperamento mite, amo il prossimo mio come me stesso (salvo eccezioni), non godo delle disgrazie altrui. Però mi piacerebbe esserci, ora, sotto l'ombrellone di uno stabilimento balneare. Obbiettivo delle incursioni degli agenti del fisco per saggiare la «capacità contributiva» dei vacanzieri. Chissà il nervosismo, fra le sdraio. Chissà che servizio di scolte pronte a dare l'allarme se un volto non conosciuto, un costume da bagno non in sintonia con la tendenza in vigore su quella spiaggia dovessero denunciare il sopraggiungere del castigamatti. Il quale fa preso a fare due più due pizzicando nel capanno a 8 mila euri la stagione, se bastano, un contribuente che denuncia un reddito da 14 mila. Non è vero quel che sosteneva il giulivo Padoa Schioppa: le tasse non sono «belle». Le tasse sono una iattura, sono un tormento. Però pagarle bisogna e se non lo fai non puoi dirti cittadino, ma clandestino, come l'ultimo dei vuccumprà. Pagatore di tasse fino all'ultimo ghello pur sempre coi sudori freddi nel dubbio di non aver allegato al 740 tutte le relative «pezze» e dunque incorrere non tanto nelle penali, che in relazione alle mie «pezze» fanno ridere, ma nel tacito rimprovero per un comportamento che offende le norme di una società civile, plaudo alla offensiva scatenata dalla Agenzia delle entrate. Non m'illudo che valga l'equazione tasse pagate da tutti uguale meno tasse per tutti. Né m'illudo, non sono nato ieri, che pagando tutti le tasse, migliorino i servizi sociali. Però una cosa è certa: i controlli a tappeto mi faranno passar la voglia, che confesso ogni tanto monta in me, di farmi furbo. Detta in altro modo, di smettere d'essere fesso. E d'essere guardato, dall'alto in basso e con un ghignetto irridente, dai furbi che, appunto, alle tasse sanno fare marameo.
Gridare «Forza fisco!» no, questo è più forte di me e credo non ci sia (sempre a parte Padoa Schioppa) chi abbia il coraggio di farlo. Inoltre già piango per coloro che dopo anni e anni di bella vita fiscale si ritroveranno a fare i conti - e saranno dolori - con l'arcigno gabelliere. Però l'idea che oltre ad effettuare una prima scrematura all'insegna dell'«a chi tocca tocca», i blitz balneari possano servire a infondere ai contribuenti - e fermo restando l'astio - una più nuova e sana paura del fisco non mi dispiace. Facendo novanta, in certi casi la paura è una buona medicina: magari non indurrà gli evasori inveterati a farsi contribuenti esemplari, ma li obbligherà a vivere con minore spensieratezza lo scippo allo Stato e a godere con minore serenità dei suoi frutti. É poco se si bada al sodo, ovvero al gettito fiscale, il carburante dell'azienda Italia, ma è già qualcosa: a qualcuno prima o poi cederanno i nervi; qualcun altro si dirà che la ricreazione, durata a lungo, è finita; altri faranno due conti concludendone che ove beccati se ne andrebbero in un sol colpo tutti i benefici - tutti i soldi - piovuti dal cielo gabbando il fisco. E che dunque tanto varrebbe chiudere la partita finché si è in vantaggio. Uno dopo l'altro costoro andrebbero dunque per ingrossare le fila del popolo dei civici fessi. E poiché noi non portiamo rancore, diciamo loro già da adesso che saranno i benvenuti.