FINALMENTE GIRA IL «GIRO» DELLA RAI

Certo adesso il condizionamento di un grottesco retropensiero maligno è forte, a rischio maniacale: uno ad esempio guarda il Processo alla tappa (Raitre, ore 17,15) e si sorprende a pensare: ma non ci sarà anche qui un Moggi del ciclismo che telefona per indirizzare i commenti, non scopriremo per caso un giorno o l'altro che esiste «l'opinionista di riferimento» persino tra le biciclette, una serie di commentatori di scuderia scelti per attaccare Basso o difendere Cunego, spingere Savoldelli a scapito di De Luca, mettere una parola buona per Simoni e una cattiva per Pellizzotti, spegnere sul nascere ogni polemica di un certo tipo e fomentarne qualcuna di altro genere? No, meglio non scherzare troppo su certi argomenti e soffermarsi invece sul buon lavoro della Rai a copertura di questa edizione del «Giro d'Italia», a cominciare dalle interviste mattutine di Alessandra De Stefano in Si gira, proseguendo con la telecronaca di Auro Bulbarelli e Davide Cassani, l'approfondimento del già citato Processo alla tappa condotto da Andrea Fusco, passando per il riepilogo di T Giro alle 20 a cura di Alessandro Fabretti e finendo con Giro notte a mezzanotte inoltrata. Ultimamente la copertura televisiva del «Giro d'Italia» ha saputo almeno in parte eliminare certe brutte abitudini, prima fra tutte l'overdose di facezie e siparietti pseudo comici che facevano assomigliare i commenti post-tappa a una sorta di avanspettacolo permanente. Migliorato anche lo spessore tecnico dei commenti, nel quadro di una generale, maggiore sobrietà. Ora ci sono meno fronzoli, meno chiacchericci sterili e stucchevoli, e se è vero che il compito di Auro Bulbarelli rimane difficile perchè i chilometri da seguire sono tanti e il rischio della verbosità è sempre dietro l'angolo, bisogna riconoscere che viene tenuto il più possibile lontano grazie al buon affiatamento con Cassani. Molti spettatori chiedevano anche, negli ultimi anni, qualche cenno in più sui luoghi della nostra penisola attraversati dai corridori, in modo da unire al piacere della gara anche quello della conoscenza. E qualcosa in più è stato fatto anche sotto questo aspetto, anche se la valorizzazione più efficace rimane affidata alla qualità delle immagini e delle riprese, apprezzabile in virtù dell'arricchimento dei mezzi a disposizione: un aereo, tre elicottori, due moto, 15 telecamere, due regie che si alternano, microfoni speciali, una grafica tridimensionale a supporto e spiegazione delle caratteristiche di ogni tappa. Finora la copertura del «Giro» appare finalmente decente, se non altro in linea con quello che è giusto pretendere dal servizio pubblico. Ora il resto lo devono mettere i corridori, nella speranza di una gara il più possibile combattuta.