«Finalmente nel quartiere è tornata la legalità»

Il mondo politico applaude ma mette sotto accusa le società titolari degli alloggi

Gianandrea Zagato

Anche don Virginio Colmegna applaude allo sgombero di quel residence di via Cavezzali che era divenuto il fortino dell’illegalità. Applausi che l’ex direttore della Caritas Ambrosiana rivolge alle forze dell’ordine, «perché colpire chi organizza e gestisce traffici di droga e prostituzione serve a tutelare la gente onesta», mentre già pensa al dopo: «Questo palazzo ora lasciato nel degrado e nell’abbandono, è una risorsa importante per dare una casa a chi ne ha bisogno ma si deve farlo nella legalità». Invito che il consiglio di zona già raccoglie: «Quelle cinquemila firme raccolte da Forza Italia lungo l’asse di via Padova sottoscrivevano pure questa richiesta» fa sapere Barbara Calzavara, rappresentante del parlamentino di zona 2.
«È un impegno che - continua Calzavara - personalmente continuerò a seguire ben felice che a Milano è stata cancellata un’altra brutta pagina». Valutazione condivisa dall’ex assessore alla Sicurezza Guido Manca, «quel residence era diventato un ghetto pericoloso, ospitava immigrati spesso irregolari e abusivi. I residenti della zona chiedevano un intervento radicale per il ripristino della legalità e della sicurezza. Appello girato dall’amministrazione Albertini al prefetto Gian Valerio Lombardi, che ha perfettamente recepito la volontà dei milanesi diversamente dal suo predecessore». «Pugno di ferro» in difesa dei «cittadini onesti» che, secondo Carla De Albertis (An), «è risposta attesa pure in altre situazioni, in altri ghetti per immigrati divenuti sacche di insicurezza».
Un «no» alla cultura dell’illegalità su cui Luciano Muhlbauer, consigliere regionale di Rifondazione, preferisce non soffermarsi: «Le responsabilità del degrado stanno in alto, nelle molte proprietà immobiliari che hanno potuto speculare e sfruttare impunemente, grazie alla noncuranza delle Istituzioni locali».