«Finalmente torna l’inflazione adesso la ripresa sarà più facile»

L’inflazione rialza la testa, professore? chiediamo a Fabio Pammolli, direttore del centro studi Cerm -. Competitività regolazione, mercati. È un bene o ci dobbiamo spaventare?
«Una premessa: i dati sono convergenti, ma vanno presi con le molle. Comunque non mi sorprendono. Sinceramente non ho mai creduto alla deflazione che tanti paventavano, e cioè alla spirale al ribasso della propensione al consumo e dei prezzi, provocata dalla caduta della domanda e dall’incertezza dei consumatori. I dati attuali mostrano una realtà diversa, grazie in primo luogo all’enorme liquidità immessa sul mercato dalle Banche centrali, a cominciare dalla Fed».
Vede differenze tra Europa e Stati Uniti?
«Sì, e di rilievo. Se il dato inflattivo negli Usa si confermerà sarà una manna per alleviare il peso del debito americano e terrà il dollaro a livelli deboli. Sul fronte europeo emergerà il differente collegamento tra politica monetaria e fiscale, con effetti differenti da Paese a Paese e un diverso raccordo sui tempi delle decisioni da parte degli Stati membri».
Tutti in ordine sparso, dunque. Questo la preoccupa?
«Mi preoccupa notare che in Italia le tensioni al rialzo sui prezzi al consumo sono state costanti dal 2007 a oggi».
Che cosa signifca?
«I prezzi alla produzione sono scesi come tutta l’economia, quelli al consumo no, hanno solo rallentato la crescita. Questo va analizzato e va dato un segnale politico di attenzione alla domanda e ai consumatori».
Quale?
«È attuale una proposta che lo scorso anno il governo ritirò per le pressioni dei commercianti. Si tratta di liberalizzare, o almeno di anticipare, i saldi. Svincolarli da date fisse successive alle festività darebbe uno stimolo forte alla concorrenza, un premio all’imprenditorialità, e sarebbe gradito alle famiglie. Non si tratta di una proposta populista, ma di un segnale positivo per i consumi. Vorrebbe dire attivare un volano a costo zero».
Tornando all’inflazione, lei non vede proprio rischi deflazionistici?
«No. L’enorme immissione di massa monetaria è stato un antidoto potentissimo. Bernanke lo ha usato per preparare una modesta inflazione che accompagni negli Stati Uniti tutto il percorso della ripresa».
Lei dice «modesta», ma c’è chi teme che tra un paio d’anni si debba affrontare un’inflazione a due cifre.
«Sulle previsioni a medio termine preferisco essere prudente, le incognite sono ancora molte. Comunque no, un’inflazione a due cifre non me la aspetto, anche perché l’attenzione delle autorità statunitensi ed europee sarà fortissima».
Ottimista?
«Sereno. Il nostro Paese ha capacità di tenuta e di ripresa molto vitali».