Financial Times: "Berlusconi fa bene a frenare i magistrati"

Il quotidiano inglese, solitamente severo con il primo ministro, interviene e approva la controversa norma sospendi-processi

da Roma

L’autorevole Financial Times approva Silvio Berlusconi e la norma «sospendi-processi». Ieri un editoriale del politologo Christopher Caldwell intitolato «L’Italia ha ragione a frenare i suoi giudici» ha fornito argomenti a favore della tutela del potere esecutivo nei confronti di quello giudiziario.
Si tratta di un sostegno inaspettato per il presidente del Consiglio verso il quale la stampa economico-finanziaria anglosassone non ha nascosto mai la propria diffidenza o addirittura la propria ostilità. Nella memoria collettiva degli italiani sono infatti rimaste le copertine dell’Economist del 2001 nella quale il Cavaliere veniva giudicato unfit, «inadatto» a guidare il Paese e quella del 2005 nella quale si descriveva l’Italia come una nazione condannata al declino.
Il Financial Times, quotidiano che dà voce a Wall Street e alla City, non ha mai assunto posizioni oltranziste ma di certo non ha risparmiato attacchi al centrodestra. E nel febbraio 2006, a meno di due mesi dalla risicata vittoria di Prodi, ospitò addirittura un editoriale di Alexander Stille nel quale si sosteneva che «Berlusconi ha trasformato la vita italiana nel reality show televisivo più lungo del mondo», in un Truman Show nel quale «l’apparenza conta più della realtà». Ma al di là delle prese di posizioni preelettorali, che Oltremanica sono considerate un segnale di trasparenza, l’Ft è stato spesso severo nei confronti dei singoli provvedimenti berlusconiani.
La legge Gasparri non ha certo avuto un’accoglienza benevola e nel 2004 la tv italiana è stata descritta come «un inferno». Anche la politica estera del precedente quinquennio targato Cdl è stata oggetto di severe reprimende: ora per quella che veniva considerata un’eccessiva vicinanza al governo Bush sulla situazione medio-orientale ora per il multilateralismo, ossia per le aperture nei confronti della Russia di Putin che, a detta del giornale britannico, rischiavano di spaccare la posticcia compattezza dell’Unione Europea. Bisogna, tuttavia, specificare che in un’occasione Berlusconi ha meritato il plauso del Financial: la riforma fiscale del 2004 con conseguente taglio delle tasse fu salutata come una «vittoria».
Ma cosa ha determinato il cambio di rotta quando fino a 4 anni orsono i tormentati rapporti tra il premier e i magistrati venivano descritti come «un’ombra sul governo»? Sembrerà strano, ma la risposta più semplice è la più vera: la serena analisi dei fatti. In primo luogo, l’immunità parlamentare non è una legge ad personam, ma una norma che tutela gli elettori salvaguardando i loro rappresentanti. In secondo luogo, lo strapotere della magistratura nel selezionare la classe dirigente italiana dal 1993 in poi. In ultima istanza, il vasto consenso popolare attorno a Berlusconi e al suo «genio politico» legittimano l’azione di governo volta a indirizzare il lavoro dei magistrati verso i reati di allarme sociale piuttosto che in cause che si trascinano da anni.
Questa è l’opinione che Christopher Caldwell ha espresso sul Financial Times. Per sua sfortuna, non avendo attaccato a testa bassa il conflitto di interessi del premier o i suoi presunti disegni di assoggettamento dei giudici, Caldwell non godrà della stessa eco che ebbero i suoi colleghi nel periodo 2001-2006 quando ogni virgola scritta Oltremanica era utile per le denunce urlate ai quattro venti dal centrosinistra.