La finanza «distruttiva» di Visco

Egidio Sterpa

Commento di un parlamentare della sinistra, di cui taccio il nome per non metterlo nei guai: «Comportamento meschino». Assistevamo insieme, per caso, alla ripresa televisiva del dibattito sul caso Telecom alla Camera, ed entrambi non potevamo non essere indignati per il fatto che Prodi e il suo ministro dei Rapporti col Parlamento sghignazzassero mentre oratori del centrodestra pronunciavano le loro catilinarie, certo spiacevoli ma tutt’altro che risibili.
Speriamo che giovedì prossimo al Senato non si ripeta quell’indegno spettacolo. Ma lasciamo stare. Qui ora vogliamo parlare della Finanziaria. Prima domanda: chi l’ha scritta? Perché non piace, a quanto pare, a mezzo governo. Ne è scontento, anche se lo nasconde, Rutelli, ch’è vicepremier; così Pecoraro Scanio; Mastella, poi, che s’è adoperato per ottenere almeno che la soglia della ricchezza ai fini tributari fosse portata da 70 a 75mila euro; la signora Lanzillotta, ministro degli Affari regionali, che considera uno sbaglio punire chi non vota a sinistra.
Diamo uno sguardo fuori del governo: De Mita, che pure fu a suo tempo lo scopritore di Prodi, ora si mette le mani nei capelli; Treu, ex ministro, sentenzia: «Così siamo al governo delle tasse»; Montezemolo, presidente degli Industriali; Panzeri, ex segretario lombardo della Cgil; Penati, presidente della Provincia di Milano ed ex sindaco di Sesto San Giovanni, la ex Stalingrado d’Italia, che paventa una prossima sonora sconfitta della sinistra soprattutto al Nord.
Insomma, soddisfatti sono Prodi, Visco e Padoa-Schioppa. E ci mancherebbe che non lo fossero. Chissà che ne pensano Fassino e D’Alema, i quali su Prodi hanno puntato sperando nel suo faccione borghese. Quanta fatica, però, con questo premier, homme qui rit ma pretenzioso e diffidente, che finora non ne ha indovinata una.
La mano di Visco in questa Finanziaria c’è di sicuro. Non fu lui, tempo fa, a dire che bisognava trovare almeno 14 miliardi di euro di nuove entrate? Visco è uomo di parola, oltre che di lotta di classe. Quanto a Padoa-Schioppa, spiace dirlo, sarà pure persona seria ma finisce per far la figura di un re travicello. Dove sono i tagli promessi, dove la sbandierata lotta agli sprechi? C’è spreco di tasse, questo sì, e un’offensiva classista.
Inutile ricordare l’impegno assunto da Prodi in campagna elettorale di non aumentare le tasse. Egli è, direbbero i francesi, un blangueur, oltre che un gaffeur. Fassino, che s’è tanto speso, generosamente, per difenderlo nel caso Telecom, deve essere ben deluso, perché intelligenza politica ne ha e sente che il consenso sta precipitando. Quanto a D’Alema, si vede bene che è lì ad aspettare la caduta di Prodi.
Non ha torto Renato Brunetta, che scrive: è una Finanziaria con tasse per i nemici, cioè il ceto medio che non vota a sinistra, e favori per gli amici. In più di mezzo secolo di Repubblica non s’è mai visto tanto classismo. E tanta confusione, come annota Emanuele Macaluso, schiena diritta, sulla sua rivista Le ragioni del socialismo.
Ma davvero sono ricchezza 75mila euro l’anno, cioè poco più di 3mila al mese? Se questa non è vendetta sociale, come definirla? Si colpisce la middle class, nell’illusione di privilegiare i colletti blu, in nome di un operaismo che esiste ormai solo in certe farneticazioni antiborghesi.
Su Repubblica Alberto Statera, che di destra non è di certo, scrive che si sta dando la caccia «non al ricco, né all’evasore, ma a quel che resta del ceto medio». Appunto: la «nuova classe» da colpire è quella «dei settantamila euro». Il Sole 24 Ore scrive: «Stiamo assistendo al più grande concentrato di inasprimento sul prelievo, tra tasse dichiarate, camuffate, occulte e probabili».
È questa la scossa che alcuni riformisti (ce ne sono di onesti, perché non riconoscerlo?) vorrebbero dare al Paese? Perdinci, siamo costretti anche noi liberali a non diffidare più del colbertismo di Tremonti. Mi si permetta infine di rivolgermi all’on. Fassino, che viene dal Pci ma è persona educata: stia in guardia, questo Prodi vi porterà al disastro.