La Finanza fa crollare il forte della Forestale

Già era in condizioni precarie, il forte di San Martino, che ha quasi due secoli di storia travagliata sui bastioni. Ma ora si può dire che il maniero destinato al Corpo Forestale dello Stato è crollato sotto i colpi della Guardia di Finanza prima ancora di essere sottoposto a ristrutturazione. Proprio sulle procedure, chiamiamole così, seguite per effettuare il restyling, del costo complessivo previsto di 4 milioni e 686mila euro, le Fiamme Gialle hanno ipotizzato una serie di reati commessi da funzionari pubblici, politici e imprenditori. Nel mirino, come riportato sulle pagine del Secolo XIX, sono finiti, a vario titolo - e con accuse, ovviamente, tutte da dimostrare da parte della magistratura - il Provveditore regionale per le opere pubbliche, Tullio Russo, il presidente del Municipio Medio Levante, Fabio Orengo, e alcuni funzionari dello stesso Provveditorato, oltre a imprenditori titolari di ditte interessate alla gara d’appalto per i lavori al forte. Citati a margine dell’inchiesta, ma non indagati, l’ex ministro Altero Matteoli e il senatore Giorgio Bornacin, entrambi del Pdl, i quali sono stati citati in alcune conversazioni telefoniche tra funzionari e imprenditori come ipotetici «garanti» di promozioni di carriera. Tutto qua. Immediata la reazione del parlamentare ligure: «Sono totalmente all’oscuro della faccenda, non sono indagato e, nella mia quarantennale esperienza politica, ho sempre tenuto un comportamento irreprensibile, agendo in piena trasparenza e onestà». Diversa la posizione di Orengo: nei suoi confronti l’ipotesi di reato è di abuso d’ufficio in concorso. A giudizio della Guardia di Finanza, il presidente del Municipio sarebbe entrato in una commissione di collaudo, come membro effettivo retribuito con 20mila euro, e si sarebbe attivato per promuovere il funzionario che gli aveva procurato l’incarico.
Tutto risale, dunque, alla prevista ristrutturazione del maniero, che - come era stato ricostruito a suo tempo su queste pagine - era stata fortemente contestata, nel «parlamentino» del Medio Levante, dal consigliere di «Lealtà» Beppe Damasio, leader di «Momento Liberale», contro il parere favorevole di Orengo. E ora Damasio sottolinea: «Non mi fa piacere aver avuto ragione. In realtà, il Municipio non aveva alcun titolo a occuparsi di una proprietà del demanio. Ma, nella sostanza, c’è di più. Il restauro del San Martino, al di là del costo molto alto, prevede che al Comune venga attribuita una porzione di area degradata, piena di rogne. Tutto il progetto, poi - conclude Damasio - presenta serissime perplessità, anche dal punto di vista della mancata considerazione dei reali interessi dei cittadini della zona». Il consigliere di «Lealtà» chiederà le dimissioni di Orengo, «ma proprio per tutelare la sua posizione, e senza nessuna presunzione di colpevolezza». Intanto, il forte resta com’è.