Finanza rossa, se anche Rutelli zittisce i Ds

Arturo Gismondi

A smentire le mezze ammissioni e le autocritiche fasulle di Fassino e dei Ds sulla questione Unipol è intervento, un po’ a sorpresa, Francesco Rutelli. Che conferma in modo chiaro il tentativo della «finanza rossa» di creare un sistema parallelo e collaterale alla politica dei Ds nel nostro Paese. E ha l’aria di riservare a sé, o alla sua parte, il merito di aver fatto fallire il tentativo. E qui, Rutelli qualche ragione ce l’ha. Smentendo la «campagna di calunnie» della destra che tende a deviare verso il nemico Berlusconi l’ira dei propri militanti, che sentono privato il loro partito di una «diversità» lusinghiera nei confronti degli avversari politici, Rutelli rimette le cose a posto: la denuncia di oggi si connette alle prime denunce di Parisi, quest’estate, sulla esistenza di una «questione morale» a sinistra, e alle denunce dello stesso leader della Margherita di un «collateralismo finanziario» dei Ds con Unipol e una parte del sistema cooperativo.
L’ammissione non è cosa da poco. Quando il presidente della Margherita ci comunica che è stato sventato il pericolo della nascita di un sistema finanziario che risale alla «finanza rossa», questo significa alcune cose: anzitutto che la «campagna di calunnie» della quale i Ds si reputano vittime è quanto meno condivisa dal loro primo alleato politico. Fassino si presenta alle elezioni del 9 aprile con Rutelli in una lista unica capeggiata da Prodi, con il quale egli dovrà spartire, in caso di vittoria, ministri e sottosegretari. Ed è da questa parte che viene un’accusa destinata a porre fine alle scuse penose nelle quali si sono avvoltolati i Ds negli ultimi mesi. Rutelli parla oggi del tentativo di creare un sistema finanziario parallelo e organico al partito dei Ds, niente a che vedere con quel che si affermava nella «storica» Direzione Ds del 9 dicembre votata all’unanimità, tanti sì, nessun no nessun astenuto, un passato che davvero non passa, come si è letto spesso sul Corriere degli ultimi tempi da tante firme autorevoli.
Conta poco sapere, a questo punto, perché Rutelli, come si chiede l’ex ministro Visco, si lanci in un intervento che definisce «autolesionista». È questa la linea del Botteghino, che invoca solidarietà in nome delle comune sorti di una coalizione che cerca di «passare la nottata» per arrivare al giorno del voto. Può incuriosire perché Rutellli si sia deciso a riaprire una ferita che Fassino è ansioso di chiudere in fretta, invitando tutti a parlare di programmi e di cose concrete che interessano la gente. Per far questo, intanto, un programma bisognerebbe averlo; il solo esibito da Prodi, un centone di 173 pagine fitte, è stato fatto a pezzi dalla sinistra alternativa, i Ds non hanno avuto nemmeno il tempo di leggerlo, erano occupati in altre faccende.
La verità è che il tentativo della «finanza rossa» di crearsi un sistema di potere finanziario viene riproposto, e non da Bondi o da Cicchitto ma da Rutelli, nel momento in cui i Ds cominciavano a pensare che il peggio è passato. I giornali trattavano nel giorno della sortita di Rutelli di due argomenti: i discorsi di Ciampi sulla propaganda nella campagna elettorale, un argomento che l’Unione cerca di strumentalizzare; l'intervista di Paolo Mieli a Fassino nella città di Bologna che induce gli osservatori a dire, o a scrivere, che è un ramoscello d’ulivo del Corriere ai Ds. La partita resta aperta all’interno del centrosinistra, e l’intesa collaudata dalla riunione notturna di tre giorni fa con Prodi rischia di essere seppellita. E con essa c’è il caso di resuscitare il timore, che ha sollecitato Prodi a «fare ovunque e subito» il Partito Democratico che fra Ds e Margherita la resa dei conti si riapra dopo le elezioni. In realtà, il tema rischia resta aperto in campagna elettorale. E Prodi, a mo’ di solidarietà ai Ds si è limitato a dire che «non esistono né finanza rosse, né bianca, né massonica». Un po’ poco per por fine alle polemiche. sul «collateralismo» Ds- Coop-Unipol del quale parla da mesi Francesco Rutelli.
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