La Finanza sequestra le minimoto cinesi dai gas cancerogeni

Tolti dal mercato mille esemplari destinati ai bimbi: ora si cerca in tutta Italia chi ha già comprato le altre

A vederli da vicino sono dei piccoli gioielli di tecnologia, dai colori sgargianti e dai prezzi molto convenienti. Ma «taroccati» e pericolosissimi per chi li guida. Soprattutto se si tratta di bambini, potenziali fruitori del mercato illegale di minimoto cinesi smascherato dalla Guardia di finanza nell’ambito dell’operazione «Pocket Bikes». Che ha portato al sequestro di mille esemplari, imitazioni delle principali case produttrici del settore (Polini, Blata, Dm), e duemila pezzi di ricambio.
Le moto, tutte prive del logo raffigurante il marchio di sicurezza dell’Unione europea e con gravi difetti strutturali e meccanici, erano commercializzate principalmente su Internet attraverso i siti specializzati e l’asta telematica e-bay. L’indagine ha preso l’avvio da un’operazione dei militari della Tenenza della Guardia di finanza di Genova Sestri che nei mesi scorsi avevano individuato presso i magazzini di alcuni corrieri espressi una decina di minimoto sprovviste dei requisiti di garanzia merceologica, come l’ottemperanza alle direttive europee sulla sicurezza generale dei prodotti e sulla compatibilità elettromagnetica. A seguito del sequestro, il sostituto procuratore della Repubblica Francesco Pinto ha ordinato una perizia tecnica da parte di un ingegnere chimico-metallurgico che ha riscontrato ben 31 elementi di difformità: vizi meccanici e strutturali, ma anche una tossicità dei vapori sprigionati dalle parti in gomma che, contenendo naftalenici, sono cancerogeni. Come spiega il tenente Lorenzo Vanella: «Con una semplice scintilla è possibile innescare l’incendio delle carene in materiale polimerico delle moto, mentre le parti in gomma se surriscaldate liberano dei vapori altamente tossici». La Procura della repubblica di Genova ha così emesso un provvedimento di sequestro a livello nazionale diramato a tutti i comandi delle Fiamme gialle affinché le minimoto, già commercializzate (circa 13mila esemplari) possano essere ritirate subito dal mercato. Le moto provenienti dalla Cina venivano distribuite da una società romana che le «spacciava» come vere e operava prevalentemente attraverso siti internet. Le perquisizioni eseguite dai finanzieri, che si sono recati ad Ariccia, Aprilia e Pomezia, hanno consentito un primo sequestro di mille minimoto e oltre duemila pezzi di ricambio presso un distributore dell’area romana. Il loro prezzo si aggirava intorno ai 100 euro (ma qualcuna è stata venduta anche a 80), mentre il loro valore reale è di 1.800 euro ma può arrivare anche a 2.500 euro. Si tratta di moto che raggiungono i 40 chilometri orari e devono essere utilizzate soltanto su piste e aree private. Le perizie, alle quali sono state sottoposte per ordine della Procura, hanno evidenziato anche la presenza di cricche e incollature sulle sospensioni e altre irregolarità di tipo meccanico - strutturale come saldature difettose e carter molto taglienti. Venivano vendute senza rispettare le regole dell’arte e in totale assenza dei controlli all’origine del prodotto, quindi senza alcuna garanzia per il consumatore. Oltre a essere prive del marchio Ce non contenevano neppure le istruzioni in italiano. Da uno studio della commissione europea risultano cinque incidenti mortali in Gran Bretagna e due in Svezia e in Italia causati negli ultimi anni dalla circolazione di queste minimoto. Di qui l’invito della Guardia di finanza a diffidare dai bassi prezzi di vendita e da tutte le insidie che si nascondono dietro prodotti «made in China».