Finanziamenti e docenti i nostri istituti sempre più poveri

Scuole milanesi sempre più povere. Povere di finanziamenti e di personale. La situazione trova una drammatica conferma dai dati forniti alla «Cisl scuola» dall’amministrazione scolastica. Si spiega innanzitutto come mai le scuole di Milano e provincia non riescono spesso nemmeno a pagare gli insegnanti chiamati a coprire le cattedre per supplenze brevi: per il solo periodo da settembre a dicembre del 2006 mancano 15 milioni di euro. Per lo stesso periodo non è ancora arrivato un euro per retribuire i docenti per le ore svolte oltre il proprio orario settimanale. Una situazione che Rita Frigerio, segretaria provinciale della «Cisl scuola», ha fatto presente l’altra sera allo stesso ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni a Milano su invito della Margherita, denunciando il fatto che quest’anno non solo non è ancora arrivato nulla per far fronte alle più disparate esigenze dei bilanci delle scuole, ma ancora non si sa quanti fondi comunque arriveranno e quando.
E questo senza contare i ritardi di anni per lo stanziamento di alcuni fondi: per i commissari di maturità, ad esempio, non c’è stata alcuna forma di retribuzione per tutto il 2005, ma molti aspettano di essere ancora pagati per il lavoro svolto l’anno precedente e persino nel 2003. Nella sua replica il ministro non ha nemmeno toccato l’argomento. Così come non ha dato alcuna risposta all’allarme lanciato circa la possibilità di assicurare il tempo pieno alle elementari a tutte le famiglie che lo chiedono, che a Milano rappresentano il 90 per cento della richiesta. Anche sotto questo profilo la situazione è drammatica: il personale necessario per attuare il tempo pieno è andato di anno in anno sempre più riducendosi. Sono mancati 19 posti nel 2004, 280 l’anno successivo, 310 l’ultimo anno. «La scuola milanese – ha ricordato Rita Frigerio al ministro – ha un rapporto alunni insegnanti superiore a quello nazionale. Eppure i tagli ci sono stati e non vorremmo che continuassero. E necessario invertire la linea di tendenza, altrimenti le scuole non saranno in grado di rispondere alla domanda pressoché generalizzata delle famiglie milanesi di avere un servizio scolastico che ormai era entrato nella tradizione locale perché corrisponde a una precisa esigenza dei genitori impegnati al lavoro e, quindi, nella necessità di assicurare ai figli un’assistenza adeguata».