Via alla Finanziaria da 20 miliardi Stipendi dei politici tagliati del 10%

La riduzione riguarderà parlamentari, sindaci e consiglieri. Nessun condono. Un fondo sociale per le famiglie. Costo del lavoro più basso

Antonio Signorini

da Roma

Una finanziaria da venti miliardi di euro. «Non una manovra elettorale», commentano il premier Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. In altre parole - ma questo non lo spiegano - l’entità delle risorse mosse in campo è inferiore rispetto a tutte le previsioni (si era parlato di 22,5 o di 25 miliardi di euro) perché è stato deciso di puntare su poche e precise misure. E su provvedimenti destinate a sollevare polveroni, come i «tagli ai costi della politica» che non risparmiano nessuno: dai sottosegretari ai sindaci, dai magistrati del Csm ai consiglieri di circoscrizione fino ai membri del Cnel.
Più della metà delle risorse - come previsto - se ne va per riportare nel 2006 il rapporto deficit-Pil al 3,8 per cento, così come concordato dall’Italia con la Commissione europea. Altri 4,5 miliardi - ha spiegato Tremonti - vanno al «mantenimento della struttura del bilancio», cioè alle cosiddette spese incomprimibili mentre le misure per «sviluppo e solidarietà» valgono quattro miliardi di euro. La maggior parte di queste saranno definite durante l’iter della legge e potranno attingere a un «fondo sociale» istituito presso la presidenza del consiglio. Alle politiche pro-famiglia sono stati già destinati 1,3 miliardi di euro (contro i 200 milioni della bozza stilata da Domenico Siniscalco). Tra le misure proposte in queste ultime ore c’è la proroga per il bonus per i bebè e un assegno una tantum per gli anziani incapienti e gli aiuti per i libri scolastici, ma nella maggioranza c’è anche chi, come An e Udc chiede di puntare su sgravi fiscali per le famiglie. Questi nodi saranno sciolti nelle prossime settimane.
La parte destinata a non cambiare, per lo più le misure necessarie a coprire la finanziaria 2006, è contenuta in un decreto legge che stabilisce, tra le altre cose, la partecipazione dei comuni alla lotta all’evasione fiscale, il potenziamento degli strumenti per la lotta all’evasione e la costituzione di Riscossione spa che sostituisce il sistema privatistico di riscossione oggi in vigore. Della finanziaria non fa parte l’aumento delle imposte sulle rendite finanziarie, ma il governo ha inserito nel provvedimento d’urgenza alcune misure anti elusione in particolare per quanto riguarda le minusvalenze e l’allungamento da 12 a 18 mesi del periodo di possesso dei titoli, necessario per usufruire dell’esenzione. Oltre a queste misure, il decreto stanzia le risorse (154 milioni per il 2006) per compensare le imprese penalizzate dalla riforma del Tfr.
Quattro capitoli della finanziaria sono dedicati alla riduzione dei costi della politica. «Anche i politici faranno la loro parte», ha commentato il ministro Roberto Calderoli. «Si riduce in una misura di 3 miliardi la spesa intermedia, per le auto blu, le consulenze, i costi della politica e dell'amministrazione», ha annunciato Tremonti in conferenza stampa. Nel dettaglio le indennità dei parlamentari (compresi quelli europei) saranno tagliate del 10 per cento. Di uguale misura vengono ridotte le indennità dei sindaci, dei presidenti di province e regioni e di tutti gli altri amministratori locali, circoscrizioni comprese. Sforbiciata anche agli assegni dei membri del Csm, del Cnel del Consiglio di Stato e del «Consiglio della giustizia amministrativa della regione siciliana». Tutte le risorse sottratte ai politici e ai grand commis saranno impiegate per finanziare il Fondo sociale istituito presso la presidenza del consiglio. Giro di vite anche sulle consulenze. Nelle amministrazioni pubbliche nei prossimi tre anni non potranno superare l’importo raggiunto al 30 settembre di quest’anno.
Per il resto la finanziaria contiene la maggior parte delle misure anticipate nei giorni scorsi. Confermate le misure per lo sviluppo, come il taglio dei contributi sociali dell’uno per cento. Il nodo Irap - ha assicurato Tremonti - è solo rinviato. L’imposta regionale sulle attività produttive sarà oggetto di un decreto che il governo approverà in seguito.
Confermati anche gli impegni per la sanità. Le risorse per il ministero guidato da Francesco Storace cresceranno di tre miliardi di euro. I tagli alle autonomie locali non riguarderanno la spesa sociale, né gli investimenti. «La spesa sociale e per il personale resta invariata e la spesa per investimenti cresce», ha assicurato Tremonti. Che non rinuncia a tirare una bacchettata. «Abbiamo visto fenomeni di buona amministrazione, ma anche fenomeni di amministrazione grassa, rappresentanze in importanti palazzi di New York e Bruxelles. Poi mi hanno detto che un consulente economico della presidente di una regione costa molto poco, solo 180mila euro, lordi. Secondo me non è esattamente economico». E come previsto nei provvedimenti di ieri, non c’è traccia di condono fiscale.