La Finanziaria "9 minuti e mezzo"

Cambia il mondo, cambia l’Italia, cambia la manovra. Ieri, la «discussione» del piano di finanza pubblica in Consiglio dei ministri è durata nove minuti e mezzo, laddove in passato il varo della Finanziaria comportava intere nottate di lavoro, litigi, colletti slacciati e qualche malore. Ieri, un governo di centrodestra ha deciso aiuti alle fasce più deboli, marginali, della popolazione - dalla carta prepagata per gli acquisti di alimentari e gli sconti sulle bollette a favore dei pensionati fino al piano casa, che incoraggia l’acquisto degli alloggi popolari da parte degli inquilini - trovando l’appoggio di buona parte del sindacato; e insieme ha inasprito la tassazione a carico di petrolieri, banche e assicurazioni. In altri tempi, qualcuno avrebbe mai pensato a una battuta come quella pronunciata ieri dal simpatizzante interista Giulio Tremonti - «vuol dire che ridurranno l’ingaggio di Mourinho» - quando un giornalista gli ricordava la protesta di Gian Marco Moratti per la Robin Tax? Molto è cambiato, per davvero. È sociale la cifra che il governo vuol dare a questa manovra. Non solo: è anche una cifra europea.

Silvio Berlusconi ricorda che viene mantenuto l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2011, richiesto da Bruxelles, e lo si fa senza aumentare le tasse. La strada fiscale che avevano scelto Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa viene abbandonata, ma resta inalterato l’impegno preso dalla Repubblica italiana, non da questo o quel governo, a portare i conti in ordine. Questo esecutivo appare determinato a tagliare le spese, a costruire una macchina statale più efficiente e meno costosa, a togliere vincoli che ritardano lo sviluppo. «Sarà una semplificazione storica», prevede Berlusconi.

Quella approvata ieri sera in nove minuti e trenta secondi dal governo è, di fatto, una Finanziaria triennale che, secondo gli auspici e le convinzioni di Tremonti, sarà approvata dal Parlamento prima della pausa estiva. Non molti si sono ancora resi conto di questa rivoluzione copernicana. Significa che la Finanziaria vera e propria - quella di settembre per intenderci - sarà un provvedimento snello e non si trasformerà in un incomprensibile articolo unico con centinaia e centinaia di commi, com’è accaduto negli ultimi anni. A settembre, più che di Finanziaria, si discuterà di federalismo fiscale, «la riforma delle riforme». Ma se c’è del nuovo nella cifra e nei contenitori legislativi, non vengono abbandonate in questa manovra le convinzioni storiche del centrodestra. Resta, e anzi viene rafforzato, l’impegno alla flessibilità nel campo del lavoro che, pur in anni di bassa crescita, ha portato il tasso di disoccupazione ai minimi storici.

Resta il tentativo di privatizzare la Pubblica amministrazione, rendendola responsabile di fronte al cittadino-utente. E resta la determinazione a non mettere le mani nelle tasche degli italiani, anche se il mondo è cambiato.