Finanziaria, alt di Fini: deprecabile la fiducia Ma Schifani frena

Il presidente della Camera: &quot;L'esame della manovra in commissione diventerebbe politicamente deprecabile se venisse posto il voto di fiducia. C'è una differenza tra l'assalto alla diligenza e la discussione&quot;. D'Alema: &quot;Forzature continue sono inaccettabili&quot;<br />

Roma - Una situazione "anomala" quella dell’esame della finanziaria in commissione Bilancio, con il testo inviato in aula senza aver prima esaminato gli emendamenti. E che diventerebbe anche "politicamente deprecabile" se su quel testo il governo intendesse porre la fiducia. Il presidente della Camera Gianfranco Fini è intervenuto così, in apertura della seduta in aula, rispondendo alle proteste dell’opposizione su quanto accaduto stanotte in commissione Bilancio. Fini ha parlato di un atteggiamento da parte del governo che "in qualche modo toglie alla Camera il diritto dovere di emendare e di assumersi le proprie responsabilità, attraverso il formarsi di maggioranze su questo o quell’emendamento". "Mi auguro - ha aggiunto - che il governo tenga in dovuto conto quanto espresso, con sostanziale concordia, dalla Camera dei deputati".

"Differenza tra assalto e discussione" "Tra l’assalto alla diligenza e far discutere il provvedimento alla Camera c’è una bella differenza". Fini avrebbe commentato così la dichiarazione del presidente del Consiglio sulla finanziaria: "C’è molta difficoltà a capire che l’assalto alla diligenza è finito".

D'Alema attacca Massimo D’Alema giudica "non tollerabili le continue forzature e le manifestazioni di prepotenza" da parte del governo. Commentando il richiamo del presidente della Camera sugli emendamenti alla Finanziaria l’ex premier ha detto: "Fini mi sembra preoccupato perché le continue forzature del governo rischiano di creare un profondo malessere nel parlamento e lui ha il compito di difenderlo. Il governo fa decreti, poi li cambia, poi mette la fiducia. Berlusconi è convinto che questo sia un messaggio di sicurezza, invece calpesta le regole del rapporto tra governo e parlamento che non riguarda solo l’opposizione". D’Alema cita ironicamente una frase di Snoopy: "'Ho preso cento decisioni, tutte sbagliate'. Non è vero che per decidere bisogna calpestare la democrazia. È sbagliato, falso e controproducente".

L'Udc protesta "Persino il presidente della Camera ha denunciato la gravità e i rischi del ricorso alla fiducia sulla legge finanziaria. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un parlamento espropriato e a un governo che va avanti con forzature e colpi di mano. In questo clima è impossibile persino fare l’opposizione". Lo dichiara Lorenzo Cesa, segretario nazionale dell’Udc.

La replica del governo Le poche modifiche inserite in Finanziaria durante i lavori della commissione Bilancio di Montecitorio sono "coerenti" con l’abbandono delle vecchie prassi dell’assalto alla diligenza "di cui non si sente alcuna nostalgia". Questa la replica orgogliosa alle critiche del ministro dei Rapporti con il parlamento, Elio Vito. Che aggiunge: "Se questo atteggiamento di serietà e rigore istituzionale troverà conferma in aula non sarà necessario ricorrere al voto di fiducia. Il governo - puntualizza Vito in una nota - ritiene sia stato un importante risultato aver modificato la prassi delle sessioni di bilancio degli scorsi anni, presentando un disegno di legge finanziaria di soli tre articoli rispetto alle leggi finanziarie omnibus di migliaia di commi, di contenuto del tutto eterogeneo e spesso estraneo alla manovra annuale di bilancio. Di fronte a questa innovazione appare del tutto coerente che l'esame in commissione si concluda senza che al testo siano apportate grosse modificazioni". Poi il ministro guarda al testo in aula: "Il governo si augura che tale atteggiamento di serietà e rigore istituzionale, tanto più importante nell'attuale contingenza internazionale caratterizzata da una grave crisi economico-finanziaria, possa trovare conferma anche durante l'esame in assemblea. Sarebbe questo il modo migliore per consentire un'approvazione ordinata della manovra di bilancio, tempestiva e coerente con le esigenze del Paese, senza ricorso al voto di fiducia".

Schifani frena: "Prematuro valutare" Il presidente del Senato, Renato Schifani, non si associa al richiamo di Fini. Interpellato a margine di una lectio tenuta alla Luiss, la seconda carica dello Stato si limita ad osservare: "Vediamo il percorso di questi provvedimenti. Sono alla Camera, vediamo come vanno le cose". "Io sto al Senato - puntualizza Schifani - mi sembra ancora prematuro per me fare valutazioni sulla base dell’andamento dei lavori della Camera".