In Finanziaria arriva il concordato fiscale

Gian Battista Bozzo

da Roma

C’è il concordato fiscale preventivo, nel maxi-emendamento di 596 commi alla legge finanziaria che Giulio Tremonti presenta oggi alla Camera, ma non il condono. E non è questa l’unica novità: è in arrivo anche una imposizione del 12,50% sulle plusvalenze immobiliari, e spunta una tassa sulla grandi concessioni idroelettriche che, da sola, dovrebbe garantire ogni anno 50 milioni di euro allo Stato e 10 milioni ai Comuni interessati. Inoltre, per la prima volta, anche i partiti politici dovranno metter mano al portafogli, e versare una «tassa» dell’1% sui loro introiti.
Il concordato preventivo triennale - salvo modifiche notturne del maxi-emendamento - interessa le imprese, i lavoratori autonomi e i professionisti, e si rifà al modello anni Cinquanta. Ogni tre anni, gli interessati possono definire con l’Erario un programma di allineamento dei loro redditi compatibile con l’andamento dell’economia. Nei confronti di chi aderisce al concordato, l’amministrazione non potrà eseguire accertamenti, né sulle imposte dirette né su quelle indirette. All’opposto, i controlli si concentreranno su chi non ha aderito al concordato.
Sempre per evitare il contenzioso, chi sceglie il concordato può aderire ad un adeguamento fiscale per i redditi d’impresa o di lavoro autonomo del biennio 2003-2004. L’adeguamento si baserà sulla base di elaborazioni dell’anagrafe tributaria, effettuate sulla base degli studi di settore. Il prelievo sul reddito aggiuntivo sarà del 23% e l’importo minimo è di 3.000 euro per le società di capitale e di 1.500 euro per il lavoro autonomo e professionale. I versamenti dovranno essere effettuati entro il 16 ottobre 2006; ma se gli importi sono superiori ai 5mila euro (o 10mila per le società di capitale), il versamento potrà essere effettuato in due rate, entro il 16 ottobre ed entro il 16 dicembre 2006. Il gettito atteso - fra concordato ed adeguamento - è di 3 miliardi di euro. Il «maxi» rivede, inoltre, la disciplina sulle quote di ammortamento del valore di avviamento, appena modificata col decretro fiscale.
Un secondo importante capitolo contenuto nel maxi-emendamento riguarda gli immobili. Infatti, viene introdotto un prelievo del 12,50% (uguale a quello sui titoli di Stato) sulle plusvalenze che derivano dalla vendita di un immobile acquistato o costruito entro i cinque anni precedenti. Si tratta di una norma che fa seguito, in maniera evidente, al boom della compravendita speculativa di immobili che negli ultimi anni ha fruttato grosse somme. La tassazione della plusvalenza sarà riscossa dal notaio che redige l’atto di compravendita, e «girata» all’Erario. Per i soli acquisti fra privati di immobili destinati ad abitazione, il maxi-emendamento introduce altre novità: intanto, il valore della casa su cui applicare l’imposta di registro sarà quello catastale, e non quello effettivo concordato fra le parti che può comunque essere indicato nell’atto. Si codifica, in tal modo, una prassi ormai diffusa: cioè quella di dichiarare nell’atto di compravendita il valore catastale, e non quello reale, dell’immobile. Inoltre, i notai dovranno tagliare del 20% le loro parcelle.
Sempre per quanto riguarda il capitolo immobiliare, il «maxi» introduce la vendita a trattativa privata di edifici di proprietà della Difesa, purché di valore inferiore a 400mila euro. A stabilire la quotazione del bene, sarà l’Agenzia del Demanio. Viene inoltre confermato il piano, elaborato da Renato Brunetta, sulla vendita degli immobili ex Istituto case popolari.
Terza novità assoluta del maxi-emendamento è un canone - pari a 3.600 euro per megawatt installato - a carico dei concessionari di produzione idroelettrica. La nuova «tassa» pesa per due terzi sull’Enel, che dovrà versare 40 milioni dei 60 previsti come gettito complessivo, e poi sulle altre aziende del settore.
Infine, i partiti politici - abituati a prendere - per la prima volta dovrebbero versare qualcosa all’Erario, l’1% di tutte le somme incassate come erogazioni. Insieme alla tassa c’è però un fondo di salvaguardia per gli amministratori di partito «assediati» dai creditori.