«È una Finanziaria classista: ci aspettano mesi di battaglia»

Intervento di Berlusconi all’assemblea di Confartigianato: «Mettono le mani nelle tasche di cittadini e imprese. Serve il partito unico del centrodestra»

Fabrizio de Feo

da Roma

È ancora infortunato, Silvio Berlusconi, sorretto dalle stampelle per non gravare troppo sulla gamba operata. Ma il suo intervento in videoconferenza all’assemblea annuale dei Giovani imprenditori di Confartigianato, pur pronunciato a distanza, produce l’effetto di una scossa di energia e di entusiasmo. Un’incitazione alla lotta rivolta a una platea che l’ex premier sente molto vicina e a cui vuole infondere il coraggio di reagire contro una manovra economica che penalizza la libera iniziativa.
«I prossimi mesi saranno mesi di battaglia per le libertà». promette Berlusconi. «Questa è una Finanziaria camaleonte, che cambia ad ogni ora. È una Finanziaria classista che impone 67 capitoli di spesa in più per cittadini, imprese, lavoratori autonomi e dipendenti. Non credo che valga la pena da parte mia dire qualcosa in più. È una Finanziaria che mette le mani nelle tasche dei cittadini. Parlare di ciò che produce questa Finanziaria e il decreto Visco-Bersani significa parlare di un albero che non può dare che gli stessi frutti. È l’albero dell’estrema sinistra, massimalista e radicale. Siamo l’unico Paese dell’Occidente che ha al governo partiti che si definiscono orgogliosamente comunisti, come Rifondazione e Pdci, o i beceri verdi». «Bisogna andare a guardare alla fonte che ha prodotto il decreto Visco-Bersani e questa Finanziaria» spiega il numero uno azzurro. «La fonte è l’ideologia e la cultura anticapitalistica, alla quale si abbeverano questi partiti. Viene dall’ideologia comunista, che produce ostilità insanabile contro tutto ciò che è privato, impresa, risparmio, sanità, scuola e ciò che lo Stato non riesce a controllare compiutamente».
Di fronte al pericolo che sale, c’è un unico antidoto: professare e praticare l’unità del centrodestra. «Chi condivide la filosofia liberale ha il dovere di stare insieme» invoca il leader di Forza Italia. «Il centrodestra deve fare un partito unico. E non dobbiamo essere necessariamente un partito moderato. Possiamo anche essere liberali rivoluzionari perché ci sono molte cose da cambiare nel Paese» spiega. «I prossimi mesi saranno mesi di battaglia per le libertà. Dobbiamo mobilitarci tutti. La vera politica fiscale l’abbiamo fatta noi mentre in cinque minuti il Consiglio dei ministri ha cancellato il lavoro di cinque anni». Non manca qualche stilettata polemica contro gli alleati. Berlusconi ricorda che sul partito unico «tutti avevano dato la propria adesione, ma poi un partito ha ritenuto di distinguersi dagli altri e ha dichiarato decaduta la coalizione che, invece, posso assicurare che esiste ancora». La scelta dell’Udc di «colpire divisi», per Berlusconi, «non è una cosa produttiva e positiva. Il partito unico è una realtà ormai presente negli elettori, però difficile da raggiungere. È più facile fare le scissioni, perché si moltiplicano i posti, che fare unioni. Esistono difficoltà concrete ma è interesse di tutti arrivare a un’unica forza che può far fare un passo avanti alla nostra democrazia. Mi piacerebbe lasciare in eredità questa forza unitaria perché non ci sia più la frammentazione politica attuale».
Di una cosa Berlusconi è certo: «In Italia oggi siamo in una democrazia non compiuta. Il governo è ostaggio di una maggioranza di estrema sinistra massimalista e anticapitalista. Anzi, a ben guardare non è neppure una maggioranza. Ci sono state elezioni taroccate con molti brogli. E nonostante ciò la sinistra ha messo le mani su tutte le cinque più importanti istituzioni dello Stato». Uno scenario che rende necessaria una risposta compatta, forte e diretta da parte del Paese, al di là delle pigrizie della politica. «Volevo venire a Firenze - prosegue il leader di Forza Italia, trattenuto a Roma per i postumi dell’operazione al menisco - per lanciare un messaggio: noi dobbiamo reagire, difendendo la libertà, una parola alta e nobile. La libertà è in un momento difficile e noi dobbiamo reagire». Un’invocazione stemperata da una battuta che strappa una risata e un lungo applauso alla platea fiorentina. «Domani mi toglieranno le stampelle. Peccato! Mi sarebbe piaciuto buttarne una contro alcuni della sinistra, fare come Enrico Toti. Spero tuttavia che tutti noi possiamo continuare a buttare il cuore oltre l’ostacolo».