Finanziaria, domani sera il voto "Ma Dini non è il solo scontento"

Battaglia sul calendario dei lavori. Il voto finale sulla manovra slitta a domani sera, decisione presa in conferenza dei capigruppo. Proteste della Cdl. E anche dell'Unione. Schifani è soddisfatto: &quot;Vinta battaglia, ora abbandoniamo l'ostruzionismo&quot;. Intanto Mastella tranquillizza Prodi, che resta ottimista, ma Dini avverte: &quot;Importanti emendamenti ancora da valutare&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=220565">Berlusconi: &quot;Diversi senatori scontenti nella maggioranza&quot;</a></strong>

Roma - E' caos sui tempi di approvazione della manovra. Da una prima coferenza dei capigruppo esce una prima decisione: rinvio a domani. A maggioranza il centrosinistra vota il nuovo calendario dei lavori. Come proposto dal presidente di Palazzo Madama, Franco Marini, si proseguirà a oltranza a votare gli emendamenti della Finanziaria. Domani mattina sarà il tempo delle dichiarazioni di voto, seguite poi dal voto finale. La Cdl si era opposta chiedendo più tempo per la discussione. E ha continuato a protestare in aula. "Ho proposto di spostare la conclusione dei lavori a domani, dando maggiore tempo di riflessione - ha spiegato Marini -. Oltre questa possibilità non possiamo andare perché diventa un fatto politico per il Senato. La mia preoccupazione è legata al rispetto delle regole".

Ancora bagarre sui tempi Poi è tutti contro Marini a Palazzo Madama. Oltre alla Cdl, che vorrebbe votare venerdì, anche la maggioranza attacca il presidente del Senato. "Perché si è comportato così? Ce lo chiediamo tutti..." dice Manuela Palermi, presidente dei senatori del Pdci. Mentre in Aula è stato il senatore dell’Ulivo Antonio Boccia a ricordare che "i tempi della discussione si erano già esauriti alle 14 di ieri". Il punto, fanno sempre notare fonti di maggioranza, è che "si poteva tranquillamente chiudere stasera", come previsto dal calendario. Un esito di cui era sicura Anna Finocchiaro, capogruppo dei senatori dell’Ulivo. E così, a causa delle proteste, Marini è costretto a sospendere di nuovo la seduta e a riconvocare la conferenza dei capigruppo. Alla fine il capogruppo di Forza Italia, Renato Schifani, esce trionfante: "L’opposizione ha vinto la sua battaglia. Abbandoniamo l’ostruzionismo". Si vota domani sera o, al massimo, venerdì.

Prodi: "Sono ottimista, nessuna fiducia" Prova della verità per l’Unione oggi al Senato chiamato a votare la manovra economica in prima lettura. "Per la finanziaria sono positivamente incline a pensare che ci sarà un voto senza fiducia". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi, interpellato a margine deglio incontri bilaterali Italia-Algeria. In attesa del voto finale, che il governo vorrebbe superare senza ricorso alla fiducia, rimangono gli ultimi scogli riguardo il tetto degli stipendi dei manager pubblici, anche dopo il sì di Clemente Mastella, la class action e le assunzioni dei precari. Per il premier il rinvio a domani "è solo un fatto procedurale e non di sostanza. Avremo un voto positivo".

L'incognita Dini Resta ancora il punto interrogativo su cosa faranno Lamberto Dini e i diniani. L’ex premier ha detto che annuncerà in aula la sua decisione di voto dopo aver sciolto le ultime riserve. In mattinata una sospensione di circa due ore per esaminare il nuovo testo all’art. 91 sul tetto degli stipendi dei manager pubblici e gli emendamenti presentati.

Mastella dice sì "Votiamo sì. Le nostre istanze sono state accolte". Così il ministro della Giustizia Mastella sul tetto agli stipendi dei manager pubblici. "Noi abbiamo difeso dei principi non dei privilegi", aggiunge il Guardasigilli.

Senatori a vita Presenti in aula i senatori a vita Rita Levi Montalcini, Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Oscar Luigi Scalfaro. Potrebbe anche arrivare Carlo Azeglio Ciampi.

Taglio stipendi manager pubblici Alla ripresa dei lavori dopo lo stop della nuova formulazione dell’art. 91 si è avuto un nuovo stop perché il presidente del Senato Franco Marini ha convocato la riunione dei capigruppo su richiesta dei gruppi dell’opposizione per chiarire i termini dell’art. 91 che taglia gli stipendi dei manager pubblici e li blocca a 274 milioni di euro lordi all’anno. Anche l’Udc con il capogruppo Francesco D’Onofrio ha chiesto lo stralcio dell’art. 91 perché "qualcuno in quel testo ha già difeso gli amici degli amici e noi invece vogliamo difendere gli italiani", probabilmente riferendosi alla lista dei 25 manager pubblici che comunque sarebbero stati "preservati" dal taglio degli stipendi, una specie di "riserva indiana" richiesta dai diniani e accettata dalla maggioranza. Willer Bordon di Unione Democratica ha detto che, anche se passa la legge finanziaria, "a gennaio serve un nuovo governo".

Fisichella rassicura Prodi Domenico Fisichella del gruppo misto dispensa ottimismo e rassicura la maggioranza circa il suo sostegno: "Ho votato novanta articoli. Volete che sugli ultimi cinque e il voto finale mi comporti diversamente? La politica è una cosa seria".

Turigliatto se ne va Il senatore dissidente della sinistra, Franco Turigliatto, annuncia che lascerà a partire da oggi i lavori sulla Finanziaria in corso nell’aula del Senato, in dissenso con la maggioranza che ha bocciato tutti i suoi emendamenti. "Considero esaurito il mio compito, ho chiuso il mio percorso con questa maggioranza e mi considero all’opposizione dopo che sono stati respinti tutti i miei emendamenti", ha spiegato Turigliatto. "C’è un caos totale e io voglio rimarcare la mia differenza sia, naturalmente, con la destra, che con questa coalizione di centrosinistra. Quindi rinuncio a partecipare al resto del lavoro che manca sulla Finanziaria", ha spiegato il senatore. L’abbandono di Turigliatto abbassa il quorum dei votanti.