Finanziaria e tasse sulla Borsa, divide il piano Siniscalco

Matteoli: numeri inaccettabili. Brunetta: manca coraggio, non si finanzia il taglio delle tasse con altre imposte. Il sottosegretario Vegas: è prematuro dare giudizi

da Roma

Era stato uno degli argomenti caldi della scorsa legge finanziaria, ma il «no» di Silvio Berlusconi aveva fatto tornare nel cassetto la proposta di rivedere la tassazione sulle rendite finanziarie. Alla ripresa del dibattito, dopo la pausa di mezz’agosto, ne ha rifatto cenno sui giornali il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, ed è subito polemica. An e Ccd, con qualche distinguo, sono favorevoli alla revisione delle tasse sulle rendite finanziarie per raschiare quei due, tre, forse quattro miliardi di euro necessari a una manovra di rilancio economico più corposa rispetto ai 6,5 miliardi di Siniscalco che qualcuno, nella maggioranza, definisce molto debole: un «brodino». Secondo il ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, la Finanziaria che ha in mente Siniscalco è «con quei numeri, difficilmente accettabile».
Il più deciso sembra Gianni Alemanno. «An presenterà una proposta in settembre - afferma il ministro delle Politiche agricole - che mantiene esentasse Bot e gli altri titoli del debito pubblico, e riduce il prelievo sui conti correnti bancari, ma rivedrà l’aliquota sulle rendite finanziarie». Alemanno vuole ricavare quei due o tre miliardi necessari per ridurre l’Irap alle imprese, ma anche il prelievo sul lavoro dipendente. «Non tosiamo i piccoli risparmiatori», avverte però Maurizio Gasparri, che paventa il rischio per il governo di trasformarsi in un «Robin Hood alla rovescia». Anche Carlo Giovanardi (Udc) pensa che sia giusto avviare una discussione sulla tassazione delle rendite: «Mi devono spiegare - dice - perché sono tassate meno del lavoro». Anche i Ds, con il coordinatore Vannino Chiti, sostengono che «la rendita è stata salvaguardata troppo, ora bisogna favorire i settori produttivi».
In via XX Settembre, sede del ministero dell’Economia, ieri è ripreso il lavoro con una riunione tecnica fra Siniscalco e il viceministro Giuseppe Vegas. «Credo che sia prematuro dare giudizi su una Finanziaria che, per il momento, non esiste neppure in bozza», commenta Vegas. Bozze ancora no, ma qualche ipotesi di lavoro sì: ad esempio quella, riferita dallo stesso viceministro, di allungare il periodo di possesso di quote azionarie (oggi il limite è di 12 mesi) oltre il quale le plusvalenze da cessione sono esentasse. In ogni caso, la modifica della tassazione dovrebbe colpire le operazioni di «natura speculativa». Ma come stabilirlo, visto che ogni operazione è fatta per guadagnare? «Non si finanzia il taglio delle tasse con altre tasse - attacca il consigliere economico di Palazzo Chigi, Renato Brunetta - e colpire le operazioni a breve in Borsa sarebbe una follia. E poi, comprare e rivendere un appartamento è speculazione? No, è mercato», aggiunge l’economista che critica Siniscalco per i suoi piani «senza coraggio».
Sotto accusa è l’esiguità della manovra 2006, indicata dal ministro in circa 17 miliardi e mezzo, 11 dei quali servono soltanto per ridurre il rapporto deficit-Pil nei termini promessi a Bruxelles. Ci vuole di più per rilanciare l’economia, dicono i sindacati. «Se per tagliare l’Irap alle imprese bisogna ridurre i trasferimenti agli enti locali, non ci sto», commenta il segretario della Cisl Savino Pezzotta. Il centrosinistra paventa una Finanziaria elettorale, ma allo stesso tempo la definisce inefficace per il rilancio. Pietro Lunardi frena la polemica: «Siniscalco ha dato solo indicazioni di massima, ora è tutto da discutere», ricorda il ministro delle Infrastrutture.